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	<title>skjvcscspwiki - User contributions [en]</title>
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		<id>https://jardin.cscsp.ch/index.php?title=%C4%80tman&amp;diff=271</id>
		<title>Ātman</title>
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		<updated>2025-04-12T13:57:59Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;78.209.65.147: La definizione precedente era fondata su un errore dottrinale di un certo rilievo; si definiva l&amp;#039;Ātman come &amp;quot;anima individuale&amp;quot;: niente di più sbagliato, poiché - per così dire - l&amp;#039;anima individuale, corrisponde al concetto di Jīvātman, e non a quello di Ātman che la pagina in questione vorrebbe veicolare.&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{nota disambigua|il significato del termine nel buddhismo|Ātman (buddhismo)}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Ātman&#039;&#039;&#039; ([[devanāgarī]] आत्मन्) è un termine [[sanscrito]] di genere maschile, che indica l{{&#039;}}&amp;quot;[[Essenza (filosofia)|essenza]]&amp;quot; o il &amp;quot;soffio vitale&amp;quot;.&amp;lt;ref&amp;gt;Cfr ad esempio &#039;&#039;Dizionario sanscrito-italiano&#039;&#039; (direzione scientifica di [[Saverio Sani]]), Pisa, ETS, 2009, p. 193&amp;lt;/ref&amp;gt; Significa letteralmente Sé, ed è l&#039;Esistenza-Coscienza assoluta e non-duale in noi; in quanto tale è identico al Brahman, l&#039;Assoluto Metafisico.&lt;br /&gt;
== Primi significati del termine ==&lt;br /&gt;
Tale termine compare per la prima volta nel &#039;&#039;[[Ṛgveda]]&#039;&#039;, la più antica raccolta degli inni [[Veda|vedici]] (XX-XV secolo a.C.) dove indica che l&#039;essenza, il soffio vitale, di ogni cosa è identificabile nel [[Sole (divinità)|Sole]] (&#039;&#039;[[Sūrya]]&#039;&#039;):&lt;br /&gt;
{{Citazione|Si è alzato il volto luminoso degli Dei, l&#039;occhio di [[Mitra (divinità)|Mitra]], di [[Varuṇa]], di [[Agni (divinità)|Agni]], ha colmato il cielo, la terra e l&#039;aria: il Sole (&#039;&#039;Sūrya&#039;&#039;) è il soffio vitale di ciò che è animato e di ciò che non è animato|&#039;&#039;[[Ṛgveda]]&#039;&#039; I, 115,1 |citraṃ devānām ud agād anīkaṃ cakṣur mitrasya varuṇasyāgneḥ āprā dyāvāpṛthivī antarikṣaṃ sūrya ātmā jagatas tasthuṣaś ca|lingua=sa}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esso trae il significato da varie radici &#039;&#039;an&#039;&#039; (respirare), &#039;&#039;at&#039;&#039; (andare) &#039;&#039;va&#039;&#039; (soffiare)&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita libro|lingua=en|autore=[[Monier Monier-Williams]]|titolo=Sanskrit-English Dictionary|anno=1960|url=https://archive.org/details/a-sanskrit-english-dictionary_202212|postscript=nessuno}} ma anche {{cita libro|autore1=[[Margaret Stutley]]|autore2=[[James Stutley]]|titolo=Dizionario dell&#039;Induismo|città=Roma|editore=Ubaldini|anno=1980|p=46|cid=M. e J. Stutley}}&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel &#039;&#039;[[Śatapatha Brāhmaṇa]]&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;[[Śatapatha Brāhmaṇa]]&#039;&#039; X, 5,3,2-3.&amp;lt;/ref&amp;gt;, uno dei commentari in prosa dei &#039;&#039;[[Veda]]&#039;&#039; probabilmente composti in un periodo compreso tra il X secolo l&#039;VIII secolo a.C., questa descrizione come &amp;quot;essenza&amp;quot; e &amp;quot;soffio che dà la vita&amp;quot; propria del &#039;&#039;Ṛgveda&#039;&#039; viene interpretata come un&#039;unità, trascendente ed immanente al tempo stesso, di tutta la Realtà cosmica&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita|M. e J. Stutley|p. 46}}.&amp;lt;/ref&amp;gt; e in questo senso un analogo del &#039;&#039;[[Brahman]]&#039;&#039;, la formula sacrificale che genera e mantiene il Cosmo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le successive riflessioni degli &#039;&#039;[[Āraṇyaka]]&#039;&#039;, con l&#039;importanza data alla «coscienza di Sé» (&#039;&#039;prajñātman&#039;&#039;), e poi delle &#039;&#039;[[Upaniṣad]]&#039;&#039;, intorno all&#039;VII-IV secolo a.C., iniziano a delineare l{{&#039;}}&#039;&#039;ātman&#039;&#039; come Sé individuale distinto eppure inscindibile dal Sé universale (&#039;&#039;[[Brahman]]&#039;&#039;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==L{{&#039;}}&#039;&#039;ātman&#039;&#039; nelle &#039;&#039;Upaniṣad&#039;&#039;==&lt;br /&gt;
Nelle &#039;&#039;[[Upaniṣad]]&#039;&#039; il termine &amp;quot;ātman&amp;quot; ricorre innumerevoli volte, è il perno centrale sul quale ruota tutta la riflessione &#039;&#039;upaniṣadica&#039;&#039;, una ricerca sull&#039;essenza ultima dell&#039;[[individuo]]. Il termine vi ricorre però con molti significati, che vanno intesi come analogie o aspetti volti a spiegare ciò che non è certo spiegabile con gli elementi del linguaggio. &amp;quot;Ātman&amp;quot; indica via via il corpo, il soffio vitale, la coscienza spirituale, il vero soggetto dell&#039;uomo, il Sé del mondo, e come elemento ultimo in questa scala ricostruita, &#039;&#039;Brahman&#039;&#039; medesimo.&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita|Panikkar|p. 954}}.&amp;lt;/ref&amp;gt; È questa identità fra &#039;&#039;ātman&#039;&#039; e &#039;&#039;Brahman&#039;&#039; il caposaldo che la letteratura critica delle &#039;&#039;Upaniṣad&#039;&#039; individua quale risultato rimarchevole.&amp;lt;!-- Inserire una o due citazoni definitorie dalle Up. --&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===&#039;&#039;Brahman&#039;&#039; e &#039;&#039;ātman&#039;&#039;===&lt;br /&gt;
{{Citazione|Sì, in verità tutto questo è Brahman, questo &#039;&#039;ātman&#039;&#039; è &#039;&#039;Brahman&#039;&#039;.|&#039;&#039;[[Māṇḍūkya Upaniṣad]]&#039;&#039;, 2; citato in {{cita|Panikkar|p. 991}}}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo [[Raimon Panikkar]] quella fra &#039;&#039;ātman&#039;&#039; e &#039;&#039;Brahman&#039;&#039; può intendersi come un&#039;identità qualificata: qualifica l&#039;essenza individuale, il Sé, come la realtà del Tutto: la realtà ultima di ogni cosa non è che la realtà ultima in quanto tale, il che si può anche enunciare affermando che la [[trascendenza]] assume significato in relazione all&#039;[[immanenza]].&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita|Panikkar|p. 956}}.&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Giuseppe Tucci]] interpreta scrivendo che &#039;&#039;Brahman&#039;&#039; è il polo oggettivo della [[realtà]], la sua proiezione soggettiva è l{{&#039;}}&#039;&#039;ātman&#039;&#039;.&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita|&#039;&#039;Upaniṣad antiche e medie&#039;&#039;|p. 474}}.&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Conseguenza della relazione fra l{{&#039;}}&#039;&#039;ātman&#039;&#039; e il &#039;&#039;Brahman&#039;&#039;, è uno dei concetti nucleari nelle religioni e correnti filosofiche [[induismo|hindu]]: la corrispondenza-equivalenza fra umano e divino, o, in altri termini, l&#039;equivalenza fra [[macrocosmo e microcosmo|microcosmo e macrocosmo]]&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita|Panikkar|p. 961}}.&amp;lt;/ref&amp;gt;. L&#039;essenza dell&#039;umano è il divino; l&#039;essenza ultima di ogni singolo vivente è il suo &#039;&#039;essere&#039;&#039; divino: questo è uno fra i più pregnanti aspetti dell&#039;equivalenza fra &#039;&#039;ātman&#039;&#039; e &#039;&#039;Brahman&#039;&#039;. Questa corrispondenza la si ritrova, per esempio, in maniera evidente in alcuni culti [[tantra|tantrici]], dove ogni parte del corpo umano è sede di un aspetto del divino; la si può cogliere nel rispetto per ogni essere vivente, essendo anche gli animali dotati di Sé (secondo alcune dottrine); nell&#039;interpretazione dei fenomeni naturali come espressione del divino; nello [[Yoga]], termine che vuol dire &amp;quot;unione&amp;quot;, dove &#039;&#039;unione&#039;&#039; si riferisce proprio al legame, da conquistare, fra il Sé, l{{&#039;}}&#039;&#039;ātman&#039;&#039;, e &#039;&#039;Brahman&#039;&#039; (spesso identificato con un Dio &#039;&#039;personale&#039;&#039;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un&#039;altra notevole conseguenza dell{{&#039;}}&#039;&#039;equivalenza&#039;&#039; fra l{{&#039;}}&#039;&#039;ātman&#039;&#039; e &#039;&#039;Brahman&#039;&#039; la si ha sul piano [[teologia|teologico]]: [[Dio]] non è [[Totalmente Altro|totalmente altro]] da noi, noi siamo fatti della stessa &#039;&#039;sostanza&#039;&#039; di Dio. Pensare a un Dio completamente trascendente è persino &#039;&#039;blasfemo&#039;&#039;:&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita|Panikkar|p. 999}}.&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
{{Citazione|Chiunque adori una divinità diversa dall&#039;Immensità, pensando &#039;Essa è uno, io sono un altro&#039;, non sa. È come un capo di bestiame per gli dèi.|da &#039;&#039;[[Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad]]&#039;&#039;, I, 4, 10; citato in [[Alain Daniélou]], Miti e dèi dell&#039;India, traduzione di Verena Hefti, BUR, 2008}}&amp;lt;!--1021--&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La realtà dell{{&#039;}}&#039;&#039;ātman&#039;&#039; non è però immediatamente evidente, l{{&#039;}}&#039;&#039;ātman&#039;&#039; va ri-conosciuto, e questo è il fine ultimo dell&#039;uomo, la sua liberazione (&#039;&#039;[[mokṣa]]&#039;&#039;), quella che gli consente, dopo la [[morte]], di ritornare in &#039;&#039;Brahman&#039;&#039;:&lt;br /&gt;
{{Citazione|Egli contiene tutte le opere, tutti i desideri, tutti i profumi e tutti i gusti. Egli abbraccia l&#039;intero universo; egli è oltre la parola e oltre i desideri. Egli è il mio ātman all&#039;interno del mio cuore, egli è Brahman. Andandomene di qui io mi fonderò in lui. Colui che dice così invero non ha dubbi. Così parlò Śāndilya, così Śāndilya.|&#039;&#039;[[Chāndogya Upaniṣad]]&#039;&#039; III 14, 4; citato in {{cita|Panikkar|p. 984}}}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;invito a seguire questa strada, a meditare sull{{&#039;}}&#039;&#039;ātman&#039;&#039;, è ripetuto più volte nelle &#039;&#039;Upaniṣad&#039;&#039;, ma c&#039;è un passo che la letteratura critica ha evidenziato fra gli altri, un passo, anzi una frase, che è quasi il condensato dell&#039;intera ricerca, perché enuncia in maniera evidente, semplice e molto espressiva il collegamento fra l&#039;individuo, l{{&#039;}}&#039;&#039;ātman&#039;&#039; e &#039;&#039;Brahman&#039;&#039;:&amp;lt;br /&amp;gt;&amp;lt;div align=&amp;quot;center&amp;quot;&amp;gt;&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;[[tat tvam asi]]&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;: &amp;quot;quello [&#039;&#039;ātman-Brahman&#039;&#039;] sei tu&amp;quot;.&amp;lt;/div&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;enunciazione, ripetuta più volte, è nel dialogo fra Uddālaka Āruṇi e suo figlio Śvetaketu, nella sesta parte della &#039;&#039;[[Chāndogya Upaniṣad]]&#039;&#039;. Śvetaketu, dopo aver studiato per dodici anni i &#039;&#039;Veda&#039;&#039; nel suo periodo di noviziato come &#039;&#039;brahmacārin&#039;&#039;, torna a casa. Il padre gli illustra allora quell&#039;insegnamento per il quale &#039;&#039;ciò che non si è conosciuto è come se lo si avesse conosciuto&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita|&#039;&#039;Upaniṣad antiche e medie&#039;&#039;|p. 203}}.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il dialogo fra padre e figlio procede, e:&lt;br /&gt;
{{Citazione|&amp;quot;e dove sarà la sua radice altrimenti che nell&#039;acqua? O caro, dal germoglio che è l&#039;acqua tu devi risalire alla radice che è il tejas, dal germoglio che è il tejas, o caro, devi risalire alla radice che è il Sat. Tutte le creature, o caro, hanno la loro radice nel Sat, si basano sul Sat, sono fondate sul Sat. Come poi, o caro, queste tre divinità, una volta pervenute nell&#039;uomo, diventino ognuna triplice, questo già è stato detto. Quando, o caro, un uomo muore, la sua parola si ritrae nella mente, la mente nel soffio vitale, il soffio vitale nel tejas, il tejas nella suprema divinità. Qualunque sia questa essenza sottile, tutto l&#039;universo è costituito di essa, essa è la vera realtà, essa è l&#039;Ātman. Essa sei tu, o Śvetaketu&amp;quot;. &amp;quot;Continua il tuo insegnamento, o venerabile&amp;quot;. &amp;quot;Va bene, o caro&amp;quot;, rispose quello.&amp;quot;|&#039;&#039;Chāndogya Upaniṣad&#039;&#039; VI, 8, 6-7, in &#039;&#039;[[Upaniṣad]]&#039;&#039;, cura e traduzione di [[Carlo Della Casa]], Torino, UTET, 1976, p.248|tasya kva mūlaṃ syād anyatrādbhyaḥ adbhiḥ somya śuṅgena tejo mūlam anviccha tejasā somya śuṅgena sanmūlam anviccha sanmūlāḥ somyemāḥ sarvāḥ prajāḥ sad āyatanāḥ satpratiṣṭhāḥ yathā nu khalu somyemās tisro devatāḥ puruṣaṃ prāpya trivṛt trivṛd ekaikā bhavati tad uktaṃ purastād eva bhavati asya somya puruṣasya prayato vāṅ manasi saṃpadyate manaḥ prāṇe prāṇas tejasi tejaḥ parasyāṃ devatāyām sa ya eṣo &#039;ṇimaitad ātmyam idaṃ sarvam tat satyam sa ātmā tat tvam asi śvetaketo iti bhūya eva mā bhagavān vijñāpayatv iti tathā somyeti hovāca|lingua=sa}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il padre sta dicendo, in altre parole&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita|Panikkar|p. 1031}}.&amp;lt;/ref&amp;gt;: tu, Śvetaketu, sei l&#039;altro polo di &#039;&#039;Brahman&#039;&#039;, l&#039;altro suo modo di essere, la sua tensione. Tu non sei l&#039;Io, ma un &#039;&#039;io&#039;&#039; di &#039;&#039;Brahman&#039;&#039;. Śvetaketu, tu sei il Tu di &#039;&#039;Brahman&#039;&#039;, perché è in te che &#039;&#039;Brahman&#039;&#039; e &#039;&#039;ātman&#039;&#039; si identificano. Da notare che il soggetto della frase non è &#039;&#039;tu&#039;&#039;, ma &#039;&#039;quello&#039;&#039;: &#039;&#039;tat tvam asi&#039;&#039;, letteralmente: &#039;&#039;quello tu sei&#039;&#039;. Da notare ancora che, a differenza del termine &#039;&#039;ātman&#039;&#039;, il termine &#039;&#039;Brahman&#039;&#039; nelle &#039;&#039;Upaniṣad&#039;&#039; è di genere neutro, il che indica che esso non è riferito a qualcosa di particolare e definito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il Sé nelle correnti religiose e filosofiche hindu==&lt;br /&gt;
Il significato di &#039;&#039;ātman&#039;&#039;, da quello originario di &amp;quot;soffio vitale&amp;quot;, si è evoluto, come si è visto, fino a costituire un concetto [[Metafisica|metafisico]] precipuo della [[filosofia]] [[induismo|hindu]]. La traduzione del termine che più comunemente si riscontra in letteratura è &amp;quot;Sé&amp;quot;.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
Questo termine, &amp;quot;Sé&amp;quot;, è più in genere adoperato per indicare quel principio trascendente e autonomo, accettato da quasi tutte le filosofie hindu, fatta eccezione dei [[buddhismo|buddhisti]] e [[lokāyata|materialisti]]&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita|Eliade (2010)|pp. 30 e 28}}.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Ognuna di queste correnti ha una propria visione del Sé.&lt;br /&gt;
===Sāṃkhya===&lt;br /&gt;
Il [[Sāṃkhya]] classico&amp;lt;ref&amp;gt;Si fa riferimento qui alla dottrina classica dalla quale deriverà il Sāṃkhya inteso come &#039;&#039;[[darśana]]&#039;&#039;, ossia il sistema dottrinale ritenuto ortodosso nell&#039;Induismo, e non a quello che alcuni studiosi hanno definito come &#039;&#039;proto-Sāṃkhya&#039;&#039;, il Sāṃkhya delle origini cioè, del quale invero poco si conosce.&amp;lt;/ref&amp;gt;, dottrina codificata da [[Īśvarakṛṣṇa]] nel suo &#039;&#039;[[Sāṃkhyakārikā]]&#039;&#039; intorno al IV secolo CE, postula due principi metafisici fondamentali, eterni e antitetici: &#039;&#039;[[puruṣa]]&#039;&#039; e &#039;&#039;[[prakṛti]]&#039;&#039;.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Puruṣa&#039;&#039; è il principio trascendente insito in ogni essere, coscienza pura dell&#039;individuo, il Sé&amp;lt;ref&amp;gt;L&#039;uso del termine &amp;quot;Sé&amp;quot; è di {{cita|Flood}}; {{cita|Tucci}} adopera invece &amp;quot;anima&amp;quot; per riferirsi a &#039;&#039;puruṣa&#039;&#039;; Eliade usa invece sia il termine &amp;quot;Sé&amp;quot; sia &amp;quot;spirito&amp;quot;.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &#039;&#039;Prakṛti&#039;&#039; è tradotto con &amp;quot;[[Materia (filosofia)|materia]]&amp;quot;, o &amp;quot;natura&amp;quot;, intendendo con questo termine non soltanto ciò che nella filosofia occidentale si intende, pur nelle varie interpretazioni, con &amp;quot;materia&amp;quot;, ma anche l&#039;insieme delle funzioni intellettiva e affettiva dell&#039;essere senziente: il concetto di &#039;&#039;prakṛti&#039;&#039; include quello di &amp;quot;[[mente]]&amp;quot;, essendo quest&#039;ultima considerata un aspetto dell&#039;evoluzione della materia stessa&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita|Flood|p. 320}}.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &#039;&#039;Puruṣa&#039;&#039; è in verità un&#039;entità plurale, indicando l&#039;insieme di tutti i Sé; &#039;&#039;Prakṛti&#039;&#039; ha affinità con ciò che in Occidente si indica con &#039;&#039;[[natura naturans]]&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;L&#039;espressione è adoperata da vari studiosi, per esempio {{cita|Giuseppe Tucci|p. 73|Tucci}}.&amp;lt;/ref&amp;gt;, la natura che nel suo divenire genera sé stessa&amp;lt;ref&amp;gt;Il Sāṃkhya è simile al dualismo [[Cartesio|cartesiano]], là dove il filosofo postula l&#039;esistenza di &#039;&#039;res cogitans&#039;&#039; e &#039;&#039;res extensa&#039;&#039;.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il Sé (&#039;&#039;puruṣa&#039;&#039;) non va confuso con l{{&#039;}}&amp;quot;[[Io (filosofia)|Io]]&amp;quot; empirico, che è, questo sì, legato alla materia (&#039;&#039;prakṛti&#039;&#039;), e in quanto tale è considerato come non reale, illusorio. Il concetto di &#039;&#039;puruṣa&#039;&#039; si può pertanto dire simile a quello di &#039;&#039;ātman&#039;&#039;, sebbene il termine non sia utilizzato.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
Quello del Sāṃkhya è dunque un sistema dualista, e ateistico, nel quale il Sé appare vincolato alla materia, ma in realtà ne è eternamente distinto. È l&#039;&amp;quot;io&amp;quot; empirico a trasmigrare da un corpo all&#039;altro (&#039;&#039;[[saṃsāra]]&#039;&#039;), in quello che è l&#039;ininterrotto processo di trasformazione della materia, non il Sé. Ed è proprio la comprensione metafisica di questa fondamentale distinzione (&#039;&#039;viveka&#039;&#039;), la conoscenza metafisica che discrimina fra spirito e materia cioè, a condurre alla liberazione (&#039;&#039;kaivalya&#039;&#039;)&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Kaivalya&#039;&#039; vuol dire &amp;quot;separazione&amp;quot;, con riferimento alla separazione fra i due princìpi.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita|Flood|p. 321}}.&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
{{Citazione|Nulla a mio vedere, è più sensibile della natura; la quale, non appena è conscia di essere stata vista, non si porge più allo sguardo dell&#039;anima.|&#039;&#039;Samkhyakarika&#039;&#039;, 61; traduzione di Corrado Pensa&amp;lt;ref&amp;gt;Citato in {{cita|Angelillo e Mucciarelli|p. 92}}.&amp;lt;/ref&amp;gt;.}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Yoga===&lt;br /&gt;
Il sistema religioso-filosofico dello [[Yoga]], così come esposto da [[Patañjali (filosofo)|Patañjali]] negli &#039;&#039;[[Yoga Sūtra|Yogasūtra]]&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Lo Yoga classico, cioè, noto anche come [[Raja Yoga]] o Aṣṭāṅga Yoga.&amp;lt;/ref&amp;gt; (composto fra il I e il V secolo CE), è molto vicino a quello del Sāṃkhya, con due principali differenze dottrinali. Lo Yoga ammette l&#039;esistenza di un dio, o Signore (&#039;&#039;[[Īśvara]]&#039;&#039;), visto come uno speciale tipo di Sé (&#039;&#039;puruṣa&#039;&#039;) non vincolato in alcun modo alla materia (&#039;&#039;prakṛti&#039;&#039;), ed è quindi un sistema teistico, sebbene a &#039;&#039;Īśvara&#039;&#039; non sia assegnata una posizione preponderante nella dottrina&amp;lt;ref&amp;gt;Dio, nello Yoga, non è il Creatore onnipotente, ma piuttosto un dio che assiste lo &#039;&#039;yogi&#039;&#039; nel suo percorso: essendo Dio stesso un &#039;&#039;puruṣa&#039;&#039;, Egli può agire sugli altri &#039;&#039;puruṣa&#039;&#039;, presentandosi anche come modello di perfezione (cfr. {{cita libro|wkautore=Mircea Eliade|Mircea|Eliade|Storia delle credenze e delle idee religiose|volume=vol. II|traduttore=Maria Anna Massimello e Giulio Schiavoni|collana=BUR Saggi|2008|Rizzoli|Milano|p=70|isbn=9788817014335|postscript=nessuno}}).&amp;lt;/ref&amp;gt;. L&#039;altra differenza sussiste nel modo di intendere e classificare le funzioni intellettive&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita|Flood|p. 322}}.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
Lo Yoga si distingue inoltre dal Sāṃkhya nel metodo: mentre quest&#039;ultimo si serve della conoscenza metafisica (la [[gnosticismo|gnosi]]), lo Yoga adopera tecniche psicofisiche per la sospensione degli stati normali di coscienza (l&#039;[[Ascetismo|ascesi]]), lungo un percorso costituito da esperienze sovrasensoriali ed extrarazionali che portano l&#039;adepto al totale discernimento fra &#039;&#039;puruṣa&#039;&#039; e &#039;&#039;prakṛti&#039;&#039;, e quindi alla liberazione (&#039;&#039;[[mokṣa]]&#039;&#039;), intesa come identificazione con il Sé, o col Signore, nelle scuole che prediligono l&#039;aspetto devozionale&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita|Eliade (2010)|pp. 21, 29 e 48}}.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
In conclusione, né il termine &#039;&#039;ātman&#039;&#039; né &#039;&#039;brahman&#039;&#039; sono centrali nello Yoga e nel Sāṃkhya, essendo questi concetti più propriamente pertinenti al Vedānta, sebbene il concetto di &#039;&#039;puruṣa&#039;&#039; abbia affinità con quello di &#039;&#039;ātman&#039;&#039;, ciò senza dimenticare però che il primo è concetto plurale, l{{&#039;}}&#039;&#039;ātman&#039;&#039; certo no. Una differenza&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita|Tucci|p. 76}}.&amp;lt;/ref&amp;gt; fra il &#039;&#039;puruṣa&#039;&#039; e l{{&#039;}}&#039;&#039;ātman&#039;&#039; &#039;&#039;vedantico&#039;&#039; è che il primo non è dotato dell&#039;attributo della &amp;quot;felicità&amp;quot;, poiché &#039;&#039;puruṣa&#039;&#039; è per definizione impassibile: piacere e dolore sono solo esperienze della mente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Vedānta===&lt;br /&gt;
Il [[Vedānta]], altro sistema (&#039;&#039;[[darśana]]&#039;&#039;) ortodosso dell&#039;induismo, prosegue la speculazione &#039;&#039;upaniṣadica&#039;&#039; sul Sé (&#039;&#039;ātman&#039;&#039;), prendendo avvio dai &#039;&#039;[[Brahmasūtra]]&#039;&#039;, testo datato fra il IV e il V secolo CE e attribuito a [[Bādarāyaṇa]], e che ha come oggetto di ricerca il &#039;&#039;brahman&#039;&#039;. L&#039;interpretazione dei 555 aforismi di questo testo, concisi ed ermetici, ha dato luogo a più di una scuola esegetica; fra le più note si ricordano: Advaita Vedānta (&amp;quot;Vedānta non dualista&amp;quot;); Viśiṣṭādvaita Vedānta (&amp;quot;Vedānta qualificato non duale&amp;quot;); Dvaita Vedānta (&amp;quot;Vedānta dualista&amp;quot;).&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita|Angelillo e Mucciarelli|p. 105}}.&amp;lt;/ref&amp;gt; Le differenze dottrinali vertono proprio sul modo di intendere il rapporto che sussiste fra Dio, il Sé e il mondo della materia.&lt;br /&gt;
====Advaita Vedānta====&lt;br /&gt;
Il fondatore nonché più noto esponente dell&#039;[[Advaita Vedānta]] è [[Adi Shankara|Śaṇkara]] (788 – 820). Śaṇkara riprende i concetti di &#039;&#039;ātman&#039;&#039; e &#039;&#039;brahman&#039;&#039; delle &#039;&#039;Upaniṣad&#039;&#039; ed elabora una filosofia nella quale questi due princìpi sono presentati come ontologicamente identici. La liberazione (&#039;&#039;mokṣa&#039;&#039;) consiste nel discriminare fra ciò che è Sé (&#039;&#039;ātman&#039;&#039;) e ciò che non lo è, e quindi riconoscere nell{{&#039;}}&#039;&#039;ātman&#039;&#039; il soggetto identico all&#039;Assoluto (&#039;&#039;brahman&#039;&#039;). Il metodo che il filosofo indica per debellare l&#039;ignoranza (&#039;&#039;āvidya&#039;&#039;) che offusca quest&#039;unico soggetto, consiste nella corretta lettura e interpretazione dei testi rivelati, attraverso l&#039;ascolto (&#039;&#039;śravaṇa&#039;&#039;), il pensiero (&#039;&#039;manana&#039;&#039;) e la meditazione (&#039;&#039;nidhidhyāsana&#039;&#039;)&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita|Flood|p. 330}}.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
Non vi è spazio, nel pensiero di Śaṇkara, per l&#039;azione (&#039;&#039;karmakāṇḍa&#039;&#039;), ossia per la ritualità, ma tutto è centrato sulla conoscenza (&#039;&#039;jñānakāṇḍa&#039;&#039;). Pur concedendo la possibilità di una fede (&#039;&#039;bhakti&#039;&#039;) in un Signore personale (&#039;&#039;Īśvara&#039;&#039;), Śaṇkara puntualizza che questa è una forma &#039;&#039;inferiore&#039;&#039; di conoscenza: concepire l&#039;Assoluto come possessore di attributi (&#039;&#039;saguṇa&#039;&#039;) vuol dire ammettere ancora una distinzione fra l&#039;Assoluto stesso e il Sé&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita|Flood|p. 332}}.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Ātman&#039;&#039; e &#039;&#039;Brahman&#039;&#039;, Sé e Dio, sono dunque per Śaṇkara sinonimi, rappresentando un&#039;unica realtà spirituale. Il mondo sembra sì dotato di una sua realtà empirica, appare sì molteplice negli aspetti che si manifestano nello spazio e nel tempo, ma tutto ciò è soltanto frutto dell&#039;ignoranza, non è opera di Brahman, ma conseguenza della &#039;&#039;[[maya]]&#039;&#039;, evoluzione irreale dal reale, illusione, diretta conseguenza della nostra limitata visione.&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita|Angelillo e Mucciarelli|p. 111}}.&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
====Viśiṣṭādvaita Vedānta====&lt;br /&gt;
[[Rāmānuja]] (1017 – 1137 circa), il principale esponente del [[Viśiṣṭādvaita Vedānta]], pur restando vicino alle posizioni del Vedānta, critica e rifiuta l&#039;interpretazione di Śaṇkara, là dove costui afferma che il mondo dell&#039;esperienza sia illusione (&#039;&#039;maya&#039;&#039;) frutto dell&#039;ignoranza, e che la [[fede]] in un dio personale sia una forma di conoscenza inferiore. Rāmānuja usa il termine &#039;&#039;[[jīva]]&#039;&#039; per indicare il &amp;quot;sé individuale&amp;quot; e sostiene che questo sé è distinto e al contempo partecipe del divino, del Signore (&#039;&#039;Īśvara&#039;&#039;) cioè, causa efficiente e materiale del tutto. Ne è partecipe poiché e la materia (&#039;&#039;prakṛti&#039;&#039;) e i sé (&#039;&#039;jīva&#039;&#039;) sono il corpo del Signore, e nulla esisterebbe se non esistesse Dio; ne è distinto poiché il sé ha una sua propria autentica realtà. La liberazione non consiste nell&#039;eliminazione dell&#039;ignoranza (come con Śaṇkara), ma nella piena comprensione della vera natura di Dio e nell&#039;eliminazione del [[karma]]n passato. Dio, nel suo aspetto esteriore, si manifesta per mezzo della grazia, dell&#039;amore e della generosità, qualità che lo rendono pertanto accessibile. La liberazione conduce all&#039;unione della &#039;&#039;jīva&#039;&#039; con Dio, ed è in questo senso che la dottrina è detta &#039;&#039;ādvaita&#039;&#039;, cioè &amp;quot;non duale&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita|Flood|pp. 334 e ss.}}&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il Viśiṣṭādvaita Vedānta non fa quindi riferimento al concetto di &#039;&#039;ātman&#039;&#039;, ma a quello di &#039;&#039;jīva&#039;&#039;, concetto molto più vicino a quello occidentale di [[anima]]; la &#039;&#039;jīva&#039;&#039; è dotata di una sua realtà distinta da quella dell&#039;Assoluto, pur essendo una manifestazione del corpo di Dio.&lt;br /&gt;
====Dvaita Vedānta====&lt;br /&gt;
Nel XIII secolo [[Madhva]] propose una nuova interpretazione del Vedānta, elaborando una teologia [[dualismo|dualista]] (&#039;&#039;dvaita&#039;&#039;, da cui appunto [[Dvaita Vedānta]]) secondo la quale sussiste una ferma distinzione (&#039;&#039;bheda&#039;&#039;) fra l&#039;Assoluto (inteso come dio personale, &#039;&#039;Īśvara&#039;&#039;) e i sé (&#039;&#039;jīvātman&#039;&#039;). Secondo Madhva ogni cosa nell&#039;universo è unica e non può essere ricondotta ad altra; sussiste una quintuplice differenza: fra il Signore e ogni sé; fra i singoli sé; fra il Signore e la materia (&#039;&#039;prakṛti&#039;&#039;); tra i sé e la materia; fra i singoli fenomeni della materia.&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita|Flood|p. 337}}.&amp;lt;/ref&amp;gt; Il Signore, però, è causa efficiente, ma non materiale, di ogni cosa, è il sostrato comune di tutto e nulla esiste che non dipenda da Lui: la materia e i sé sono stati creati da Lui, ma hanno una loro distinta realtà.&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita|Angelillo e Mucciarelli|p. 107}}.&amp;lt;/ref&amp;gt; Conseguenza di questa visione è che Dio, nella sua essenza ultima, non è conoscibile, essendo il principio interiore di ogni cosa. All&#039;uomo resta soltanto la via della devozione (&#039;&#039;bakhti&#039;&#039;), mediante la quale il sé può essere partecipe della beatitudine (&#039;&#039;ānanda&#039;&#039;) del Signore.&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita|Flood|pp. 337 e ss.}}&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
===Śivādvaita e teologie śaiva===&lt;br /&gt;
Nel fare riferimento a un Dio personale la tradizione &#039;&#039;vedantica&#039;&#039; è per lo più associata ai movimenti &#039;&#039;[[Visnuismo|vaiṣṇava]]&#039;&#039;, al culto cioè di [[Visnù]], o anche di [[Kṛṣṇa]], suo [[avatāra]]. Un&#039;interpretazione &#039;&#039;vedantica&#039;&#039; del culto di [[Śiva]], altra principale [[deva|divinità]] hindu, la si ha nel XIII secolo con [[Śṛī Kaṇṭha]]. Al di là di questa dottrina, gli altri movimenti &#039;&#039;[[scivaismo|śaiva]]&#039;&#039; sono considerati non ortodossi nell&#039;Induismo, in quanto non riconoscono come fonte principale della rivelazione i &#039;&#039;[[Veda]]&#039;&#039;, ma i &#039;&#039;[[Tantra (testi induisti)|Tantra]]&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita|Flood|pp. 338 e ss.}}&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
Nello [[Śaivasiddhānta]] il Signore (&#039;&#039;pati&#039;&#039;) è altro dall&#039;anima (&#039;&#039;paśu&#039;&#039;) e dal mondo (&#039;&#039;paśa&#039;&#039;). Si tratta quindi di una teologia essenzialmente [[dualismo|dualista]], che in ciò si differenzia dalle [[shivaismo kashmiro|scuole moniste del Kashmir]], per le quali il Sé, il mondo e il Signore costituiscono invece un&#039;unica realtà. Secondo i principali pensatori della scuola monista del [[Pratyabhijñā]], cioè [[Somānanda]], [[Utpaladeva]], [[Abhinavagupta]] e [[Kṣemarāja]], vissuti fra il X e l&#039;XI secolo, il Sé è caratterizzato da &amp;quot;coscienza&amp;quot; ed è identico a Dio (Śiva)&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita|Flood|p. 339}}.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
In questa teologia, Dio, che è causa materiale ed efficiente dell&#039;universo, opera servendosi della sua potenza (&#039;&#039;[[śakti]]&#039;&#039;), a Lui identica: il processo di espansione ed evoluzione della materia e delle funzioni umane si dispiega attraverso un [[Shivaismo kashmiro#I 36 tattva|insieme di categorie]] che ricalca in buona parte quelle del Sāṃkhya, aggiungendovi altre che appartengono al divino. In questo processo l&#039;anima (&#039;&#039;puruṣa&#039;&#039;) si frammenta e si vede separata per effetto della &#039;&#039;maya&#039;&#039;, intesa qui come potenza creatrice e non come illusione&amp;lt;ref&amp;gt;{{cita|Tucci|pp. 117-118}}.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Il significato originario del termine &amp;quot;&#039;&#039;maya&#039;&#039;&amp;quot; è difatti &amp;quot;costruzione&amp;quot;, ed è soltanto nell&#039;interpretazione &#039;&#039;vedantica&#039;&#039; che è reso sinonimo di &amp;quot;illusione&amp;quot;.&amp;lt;/ref&amp;gt;. La liberazione consta quindi nel riconoscimento&amp;lt;ref&amp;gt;È questo il significato del termine &#039;&#039;pratyabhijñā&#039;&#039;.&amp;lt;/ref&amp;gt; della propria natura divina, nell&#039;unione con Śiva, nell&#039;essere completamente consapevoli che, come afferma l{{&#039;}}&#039;&#039;incipit&#039;&#039; degli &#039;&#039;Śivasūtra&#039;&#039; di [[Vasugupta]], testo fondamentale nello shivaismo kashmiro:&lt;br /&gt;
{{Citazione|Il sé è conoscenza|&#039;&#039;Śivasūtra&#039;&#039;, I, 1.&amp;lt;ref&amp;gt;Citato in &#039;&#039;Gli aforismi di Śiva, con il commento di Kṣemarāja&#039;&#039;, cura e traduzione di Raffaele Torella, Mimesis, 1999.&amp;lt;/ref&amp;gt;|caitanyam ātmā|lingua=sa}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La critica buddista dell{{&#039;}}&#039;&#039;[[Atman (Buddhismo)|ātman]]&#039;&#039; e la dottrina dell{{&#039;}}&#039;&#039;[[anātman]]&#039;&#039; ==&lt;br /&gt;
{{vedi anche|Atman (Buddhismo)}}&lt;br /&gt;
In questo senso vi sarà la critica, nel [[Buddhismo dei Nikāya]] (IV secolo a.C.), dell{{&#039;}}&#039;&#039;ātman&#039;&#039; (sans., &#039;&#039;atta&#039;&#039;, [[pāli]]) inteso come &#039;&#039;anima&#039;&#039; o &#039;&#039;Sé&#039;&#039;, riportata nell&#039;insegnamento buddhista dell&#039;[[anātman]] (sans., &#039;&#039;anatta&#039;&#039;, pāli). È da notare tuttavia che questa possibile assenza, negli insegnamenti buddhisti del &#039;&#039;[[Sutrapitaka]]&#039;&#039; (sans., &#039;&#039;[[Sutta Piṭaka]]&#039;&#039;, pāli) del [[canone buddhista]] (detti anche &#039;&#039;[[Āgama-Nikāya]]&#039;&#039;), di una struttura portante nel &#039;&#039;continuum&#039;&#039; di consapevolezza e nella retribuizione [[karman|karmica]] causerà, nello sviluppo del [[Storia del Buddhismo|Buddhismo]], segnatamente nelle scuole [[Sarvāstivāda]] e [[Vatsīputrīya]], l&#039;elaborazione di dottrine in qualche modo analoghi a quella dell{{&#039;}}&#039;&#039;ātman&#039;&#039;: &#039;&#039;svabhava&#039;&#039; e &#039;&#039;pudgala&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Va precisato che queste due dottrine, &#039;&#039;svabhava&#039;&#039; e &#039;&#039;pudgala&#039;&#039;, per quanto con funzioni, rispetto alla retribuzione karmica, analoghe a quelle di &#039;&#039;ātman&#039;&#039; non vanno confuse, sul piano dottrinale, con questo. Così [[Philippe Cornu]] rispetto alle scuole che propugnavano la dottrina del &#039;&#039;pudgala&#039;&#039;:&lt;br /&gt;
{{Citazione|Le scuole, però, si differenziavano rispetto alla dottrina non buddhista dell&#039;atman, che sosteneva l&#039;esistenza di un sé permanente e trascendente, il quale non prendeva parte attivamente all&#039;esistenza dell&#039;individuo|in &#039;&#039;Dizionario del Buddhismo&#039;&#039;. Milano, Bruno Mondadori, 2003, p. 475}}&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò sarà comunque oggetto di dibattito e critica tra le scuole buddhiste nel corso del loro sviluppo storico, anche se la scuola [[Vatsīputrīya]] si estinse in India con la scomparsa in quel sub-continente dello stesso Buddhismo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Scuole di pensiero occidentali==&lt;br /&gt;
Il termine è stato ripreso in [[cultura occidentale|occidente]] nell&#039;ambito della [[teosofia|letteratura teosofica]], che traducendo &#039;&#039;atma&#039;&#039; come «[[pneuma|respiro]]» ma anche come «se stesso», lo considera il costituente supremo dell&#039;[[anatomia occulta]] dell&#039;uomo, denotandone propriamente la sua [[sé (coscienza)|essenza]] più autentica, ritenuta una scintilla dell&#039;[[Dio|immensità divina]].&amp;lt;ref name=glossario&amp;gt;{{cita web|url=https://www.teosofica.org/it/materiale-di-studio/glossario/glossario/,32?start=731|titolo=Atma o Atman|opera=Glossario della &#039;&#039;Dottrina segreta&#039;&#039;|editore=Società Teosofica Italiana}}&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
* {{cita libro|titolo=Upaniṣad antiche e medie|altri=cura e traduzione di [[Pio Filippani Ronconi|Pio Filippani-Ronconi]], riveduta a cura di Antonella Serena Comba|collana=Universale|editore=Bollati Boringhieri|città=Torino|anno=2007|cid=&#039;&#039;Upaniṣad antiche e medie&#039;&#039;}}&lt;br /&gt;
* {{cita libro|Maria Angelillo|ed Elena Mucciarelli|Il Brahmanesimo|2001| |Xenia edizioni|isbn=9788872737293|cid=Angelillo e Mucciarelli}}&lt;br /&gt;
* {{cita libro|wkautore=Mircea Eliade|Mircea|Eliade|Lo yoga. Immortalità e libertà|traduttore=Giorgio Pagliaro|collana=BUR|2010|Rizzoli|Milano|cid=Eliade (2010)}}&lt;br /&gt;
* {{cita libro|wkautore=Gavin Flood|Gavin|Flood|L&#039;induismo|traduttore=Mimma Congedo|2006|Einaudi|Torino|isbn=9788806182526|collana=Piccola biblioteca|cid=Flood}}&lt;br /&gt;
* {{cita libro|wkautore=Raimon Panikkar|Raimon|Panikkar|I Veda. Mantramañjarī|curatore=Milena Carrara Pavan|altri=traduzioni di Alessandra Consolaro, Jolanda Guardi, Milena Carrara Pavan|collana=BUR Classici del pensiero|2001|Rizzoli|Milano|isbn=9788817056779|cid=Panikkar}}&lt;br /&gt;
* {{cita libro|wkautore=Giuseppe Tucci|Giuseppe|Tucci|Storia della filosofia indiana|2005|Laterza|Bari|collana=I libri dell&#039;ascolto|isbn=9788842074076|edizione=3|cid=Tucci}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Voci correlate ==&lt;br /&gt;
*[[Anima del mondo]]&lt;br /&gt;
*[[Brahman]]&lt;br /&gt;
*[[Jīva]]&lt;br /&gt;
*[[Maya (induismo)]]&lt;br /&gt;
*[[Mokṣa]]&lt;br /&gt;
*[[Upaniṣad]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Altri progetti ==&lt;br /&gt;
{{interprogetto|q|q_preposizione=sull&#039;}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Collegamenti esterni ==&lt;br /&gt;
*{{cita web | 1 = http://vedabase.net/a/atman | 2 = Uso del termine in alcuni testi classici | accesso = 8 aprile 2008 | urlarchivio = https://web.archive.org/web/20080411053052/http://vedabase.net/a/atman | dataarchivio = 11 aprile 2008 | urlmorto = sì }}&lt;br /&gt;
{{Teosofia}}&lt;br /&gt;
{{Portale|India|induismo}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Advaita Vedānta]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Teosofia]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vedismo e brahmanesimo]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>78.209.65.147</name></author>
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