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		<id>https://jardin.cscsp.ch/index.php?title=Fondazione_di_Roma&amp;diff=863</id>
		<title>Fondazione di Roma</title>
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		<updated>2025-07-14T06:37:58Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;95.247.129.15: /* La leggenda */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Organizzare|la sezione iniziale non rispetta le [[WP:INCIPIT|linee guida]]: si perde nella questione della data convenzionale invece di riassumere il contenuto della voce: non cita, ad esempio, Romolo e Remo|storia|luglio 2023}}{{Storiaroma}}&lt;br /&gt;
La &#039;&#039;&#039;fondazione di Roma&#039;&#039;&#039; è stata fissata al 21 aprile dell&#039;anno [[753 a.C.]], 1 [[Ab Urbe condita|AUC]], dal letterato latino [[Marco Terenzio Varrone|Varrone]], sulla base dei calcoli effettuati dall&#039;astrologo [[Lucio Taruzio]].&amp;lt;ref&amp;gt;[[Plutarco]], &#039;&#039;[[Vite parallele|Vita di Romolo]]&#039;&#039;, [http://penelope.uchicago.edu/Thayer/E/Roman/Texts/Plutarch/Lives/Romulus*.html#12 12.2] da [[LacusCurtius]]&amp;lt;/ref&amp;gt; Leggende alternative, basate su altri calcoli, [[Ab Urbe condita#Calcoli alternativi|indicano date diverse]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli antichi Romani hanno elaborato un complesso racconto [[Mitologia|mitologico]] sulle origini della città e dello stato; il racconto ci è giunto con le opere storiche di [[Tito Livio]], [[Dionigi di Alicarnasso]], [[Plutarco]] e le opere poetiche di [[Publio Virgilio Marone|Virgilio]] e [[Publio Ovidio Nasone|Ovidio]], quasi tutti vissuti nell&#039;età [[Augusto|augustea]]. In quest&#039;epoca le leggende, riprese da testi più antichi, vengono rimaneggiate e fuse in un racconto unitario, nel quale il passato viene interpretato in funzione delle vicende del presente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I moderni studi archeologici, che si basano su queste e su altre fonti scritte, nonché sugli oggetti e sui resti di costruzioni rinvenuti in vari momenti negli scavi, tentano di ricostruire la realtà storica che sta dietro il racconto mitico, nel quale man mano si sono andati riconoscendo elementi di verità. Secondo la [[storiografia]] moderna, Roma non fu fondata con un atto volontario ma, come altri centri coevi dell&#039;Italia centrale, dalla progressiva riunione di villaggi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La leggenda ==&lt;br /&gt;
Il mito racconta di una fondazione avvenuta a opera di [[Romolo]], discendente dalla [[Re latini|stirpe reale]] di [[Alba Longa]], che a sua volta discendeva da [[Ascanio]], figlio di [[Creusa (figlia di Priamo)|Creusa]] e di [[Enea]], l&#039;eroe troiano giunto nel [[Lazio]] dopo la caduta di [[Troia]].&amp;lt;ref&amp;gt;[[Plutarco]], &#039;&#039;Vita di Romolo&#039;&#039;, 3, 2.&amp;lt;/ref&amp;gt; [[Plutarco]] racconta che:&lt;br /&gt;
{{Citazione|[...] la storia maggiormente accreditata e fondata su moltissime testimonianze relative ai più importanti particolari, è quella che per primo pubblicò per i [[Greci]] [[Diocle di Pepareto]], che anche [[Quinto Fabio Pittore|Fabio Pittore]] seguì in moltissimi punti.|[[Plutarco]], &#039;&#039;[[Vite parallele]]&#039;&#039;, &#039;&#039;Romolo&#039;&#039;, 3, 1.}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il viaggio di Enea: da Troia al &#039;&#039;Latium vetus&#039;&#039; ===&lt;br /&gt;
{{Vedi anche|Guerra di Troia|Eneide}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[File:Aeneas&#039; Flight from Troy by Federico Barocci.jpg|miniatura|upright=1.4|sinistra|[[Federico Barocci]]&amp;lt;br&amp;gt;&#039;&#039;[[Fuga di Enea da Troia]]&#039;&#039;, [[1598]]&amp;lt;br&amp;gt; [[Galleria Borghese]], [[Roma]]]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come si racconta nell{{&#039;}}&#039;&#039;[[Eneide]]&#039;&#039;, Enea, figlio della dea [[Venere (divinità)|Venere]], fuggì da [[Troia]], presa dagli [[Achei]], con il padre [[Anchise]] e il figlioletto [[Ascanio]].&amp;lt;ref name=&amp;quot;StraboneItaliaV3.2&amp;quot;&amp;gt;[[Strabone]], &#039;&#039;[[Geografia (Strabone)|Geografia]]&#039;&#039;, V, 3,2.&amp;lt;/ref&amp;gt; Il viaggio che [[Enea]] percorse prima di raggiungere le coste del &#039;&#039;[[Latium vetus]]&#039;&#039; (antico Lazio) fu lungo e pericoloso.&amp;lt;ref name=&amp;quot;StraboneItaliaV3.2&amp;quot;/&amp;gt; Egli, infatti, per volere di [[Giunone]], che si era adirata con lui, fu costretto ad approdare a [[Cartagine]] dove, accolto dalla regina della città, [[Didone]], se ne innamorò e rimase per un anno al suo fianco. Ma per ordine del [[Fato]] e di [[Giove (divinità)|Giove]], Enea dovette ripartire, prendendo la via dell&#039;antico [[Lazio]]. La disperazione di Didone nel vedere l&#039;amato allontanarsi la portò al suicidio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo varie peregrinazioni nel mar  Mediterraneo, Enea approdò nel Lazio nel territorio di [[Laurento]].&amp;lt;ref name=&amp;quot;StraboneItaliaV3.2&amp;quot;/&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;AppianoI&amp;quot;&amp;gt;[[Appiano di Alessandria|Appiano]], [[Storia romana (Appiano)|Storia romana]], Liber I&amp;lt;/ref&amp;gt; Qui, secondo alcuni, venne accolto da [[Re Latino|Latino]], re degli [[Aborigeni (mitologia)|Aborigeni]],&amp;lt;ref name=&amp;quot;StraboneItaliaV3.2&amp;quot;/&amp;gt; secondo altri, fu costretto a battersi. Il destino volle che il re italico fosse vinto in battaglia e costretto a fare pace con l&#039;eroe troiano.&amp;lt;ref name=&amp;quot;Livio1,1&amp;quot;&amp;gt;[[Tito Livio]], &#039;&#039;[[Ab Urbe condita libri]]&#039;&#039;, I, 1.&amp;lt;/ref&amp;gt; Si narra, inoltre, che una volta conosciuta la figlia del re, [[Lavinia (mitologia)|Lavinia]], i due giovani si innamorarono perdutamente l&#039;uno dell&#039;altra, sebbene Lavinia fosse stata già promessa in sposa a [[Turno]], re dei [[Rutuli]]. Latino si convinse ad assecondare i desideri della giovane figlia ed a permetterle dunque di sposare l&#039;eroe giunto da [[Troia]], pur sapendo che prima o poi avrebbe dovuto affrontare Turno, il quale non aveva accettato che lo straniero venuto da lontano gli fosse preferito.&amp;lt;ref name=&amp;quot;Livio1,2&amp;quot;&amp;gt;[[Tito Livio]], &#039;&#039;[[Ab Urbe condita libri]]&#039;&#039;, I, 2.&amp;lt;/ref&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La guerra che ne seguì non portò nessuna delle due parti a rallegrarsi. I Rutuli furono vinti e Latino, re alleato di Enea, fu ucciso.&amp;lt;ref name=&amp;quot;StraboneItaliaV3.2&amp;quot;/&amp;gt;&lt;br /&gt;
{{Citazione|Di poi Turno e i Rutuli, disperando della vittoria, ricorsero per aiuto alle potenti forze degli [[Etruschi]], e in particolare a Mezenzio, uno dei loro re, signore di [[Caere|Cere]] [...] Enea, di fronte a tanta minaccia di guerra, per conciliarsi l&#039;animo degli Aborigeni volle dare alle due genti unite [Troiani e Aborigeni] il nome di [[Latini]], affinché tutti avessero non solo le stesse leggi, ma anche lo stesso nome. Dopo di allora gli Aborigeni non furono secondi ai Troiani per devozione e lealtà verso il re Enea.|[[Tito Livio]], &#039;&#039;[[Ab Urbe condita libri]]&#039;&#039;, I, 2.}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Virgilio invece narra che la guerra tra Italici e troiani ebbe inizio dopo che Giunone provocò tra le popolazioni rivali una rissa nella quale morì il giovane [[Almone (Eneide)|Almone]], cortigiano del re Latino. Il conflitto vide il tiranno etrusco [[Mezenzio]] e la maggior parte delle popolazioni italiche correre in appoggio a Turno, mentre Enea ottenne l&#039;alleanza dei [[Liguri]], di alcune popolazioni greche provenienti da [[Argo (città)|Argo]] e stanziate nella città di Pallante sul [[Palatino]], regno dell&#039;[[Arcadia|arcade]] [[Evandro (Pallante)|Evandro]]&amp;lt;ref name=&amp;quot;StraboneItaliaV3.3&amp;quot;&amp;gt;[[Strabone]], &#039;&#039;[[Geografia (Strabone)|Geografia]]&#039;&#039;, V, 3,3.&amp;lt;/ref&amp;gt; e di suo figlio [[Pallante (Evandro)|Pallante]]&amp;lt;ref&amp;gt;Sia [[Tito Livio]] (&#039;&#039;Ab urbe condita libri&#039;&#039;, I, 7) che [[Ovidio]] (&#039;&#039;I Fasti&#039;&#039;, I, 470 e sgg.) narrano di una migrazione dalla città greca di Argo, guidata da [[Evandro (Pallante)|Evandro]].&amp;lt;/ref&amp;gt;, nonché degli Etruschi ostili a Mezenzio. Qui si inserisce l&#039;episodio dei ragazzi troiani [[Eurialo e Niso]] che, uscendo nottetempo dal campo per andare incontro ad Enea, fecero irruzione in quello dei nemici, che giacevano addormentati, e vi fecero una strage di giovani guerrieri, culminata con la [[decapitazione]] del condottiero [[Remo (Eneide)|Remo]] (a opera di Niso):&lt;br /&gt;
{{Citazione|un valletto di Remo, e sotto a&#039; suoi / destrier l&#039;auriga trucidò: facea / col ferro a questo ciondolar la testa; / a Remo indi la spicca: il sangue a rivi / sgorga dal tronco. L&#039;origlier, la terra / corrono sangue| Virgilio, &#039;&#039;[[Eneide]]&#039;&#039;, libro IX, vv.330-33, traduzione in versi di Stefano Stefani}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eurialo e Niso vennero scoperti e uccisi. La guerra riprese anche più cruenta: Pallante cadde nel duello contro Turno, che riuscì a spogliarlo della cintura. Ma Enea capovolse le sorti del conflitto uccidendo Mezenzio. In seguito per evitare altre vittime Turno si decise a sfidare Enea. Turno rimase gravemente ferito durante il duello: Enea fu tentato di risparmiarlo, ma alla vista della cintura di Pallante non esitò ad ucciderlo, mettendo così fine alla guerra. Il capo troiano poté finalmente sposare Lavinia e fondare la città di [[Lavinio]] &amp;lt;ref name=&amp;quot;StraboneItaliaV3.2&amp;quot;/&amp;gt;, chiamata così in onore della moglie.&amp;lt;ref name=&amp;quot;StraboneItaliaV3.2&amp;quot;/&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;AppianoI&amp;quot; /&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Livio1,1&amp;quot;/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Da Ascanio a Romolo e Remo ===&lt;br /&gt;
{{Vedi anche|Re albani|Romolo e Remo}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[File:Capitoline she-wolf Musei Capitolini MC1181.jpg|miniatura|La [[lupa capitolina]], [[Romolo e Remo]].]]&lt;br /&gt;
[[File:Belgique - Bruxelles - Maison de la Louve - 05.jpg|miniatura|&amp;lt;div style=&amp;quot;text-align:center&amp;quot;&amp;gt;Romolo e Remo sulla Casa della Lupa nella [[Grand Place (Bruxelles)|Grand Place di Bruxelles]].&amp;lt;/div&amp;gt;]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Trent&#039;anni dopo la fondazione di [[Lavinio]], il figlio di Enea, [[Ascanio]], fonda una nuova città: [[Alba Longa]], sulla quale regnarono i suoi discendenti per numerose generazioni (dal [[XII secolo a.C.|XII]] all&#039;[[VIII secolo a.C.]]) come ci racconta [[Tito Livio]].&amp;lt;ref&amp;gt;[[Tito Livio|Livio]], &#039;&#039;[[Ab Urbe condita libri]]&#039;&#039;, I, 3.&amp;lt;/ref&amp;gt; Molto tempo dopo il figlio e legittimo erede del re Proca di Alba Longa, [[Numitore]], viene spodestato dal fratello [[Amulio]], che costringe sua nipote [[Rea Silvia]], figlia di Numitore, a diventare [[vestale]] e a fare quindi voto di castità per impedirle di generare un possibile pretendente al trono.&amp;lt;ref name=&amp;quot;StraboneItaliaV3.2&amp;quot;/&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;[[Plutarco]], &#039;&#039;Vita di Romolo&#039;&#039;, 3, 3.&amp;lt;/ref&amp;gt; Il dio [[Marte (divinità)|Marte]] però s&#039;innamora della fanciulla e la rende madre di due gemelli, [[Romolo e Remo]], quest&#039;ultimo chiamato come il condottiero rutulo decapitato nel sonno da Niso durante la [[guerra latina (Eneide)|guerra latina]].&amp;lt;ref&amp;gt;[[Plutarco]], &#039;&#039;Vita di Romolo&#039;&#039;, 3, 4.&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il re Amulio, saputo della nascita, ordina l&#039;assassinio dei gemelli per annegamento, ma il servo incaricato non trova il coraggio di compiere tale misfatto e li abbandona sulla riva del fiume [[Tevere]].&amp;lt;ref name=&amp;quot;StraboneItaliaV3.2&amp;quot;/&amp;gt; Rea Silvia viene poi fatta uccidere da Amulio, o secondo versioni meno accreditate, muore di stenti dopo essere stata imprigionata: c&#039;è anche chi afferma che viene messa in prigione su richiesta della figlia di Amulio salvo poi essere liberata.&amp;lt;ref&amp;gt;{{Treccani|rea-silvia_(Enciclopedia-Italiana)|Rea Silvia|autore=Nicola Turchi|data=1935}}&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La cesta nella quale i gemelli erano stati adagiati si arenerà presso la palude del [[Velabro]], tra [[Palatino]] e [[Campidoglio]], nei pressi di quello che sarà poi il foro romano, alle pendici di una cresta del Palatino, il &#039;&#039;Germalus&#039;&#039;, sotto un fico, il [[fico ruminale]] o romulare&amp;lt;ref&amp;gt;[[Plutarco]], &#039;&#039;Vita di Romolo&#039;&#039;, 4, 1.&amp;lt;/ref&amp;gt;, nei pressi di una grotta detta [[Lupercale]]&amp;lt;ref&amp;gt;[[Marco Terenzio Varrone|Varrone]], &#039;&#039;De lingua latina&#039;&#039;, V, 54.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lì i due vengono trovati e allattati da una lupa che aveva perso i cuccioli ed era stata d&#039;altra parte attirata dal pianto dei gemelli&amp;lt;ref&amp;gt;Il Lupercale era uno dei luoghi più sacri dell&#039;[[antica Roma]] e il suo recente ritrovamento (da confermare) sotto il palazzo di Augusto ha grande importanza storica e archeologica&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Livio1,4&amp;quot;&amp;gt;[[Tito Livio|Livio]], &#039;&#039;[[Ab Urbe condita libri]]&#039;&#039;, I, 4&amp;lt;/ref&amp;gt; (secondo alcuni la lupa era forse una prostituta, all&#039;epoca le prostitute erano chiamate anche &#039;&#039;lupae&#039;&#039;, donde l&#039;italiano [[lupanare]]), e da un picchio (animale sacro per i [[Latini]]) che li protegge, entrambi animali sacri a [[Marte (divinità)|Marte]]&amp;lt;ref&amp;gt;[[Plutarco]], &#039;&#039;Vita di Romolo&#039;&#039;, 4, 2-3.&amp;lt;/ref&amp;gt;. In quei pressi portava al pascolo il gregge il pastore [[Faustolo]] (porcaro di Amulio) che trova i gemelli e insieme con la moglie [[Acca Larenzia]] (secondo alcuni detta &#039;&#039;lupa&#039;&#039; dagli altri pastori, forse in quanto dedita alla prostituzione) li cresce come suoi figli.&amp;lt;ref name=&amp;quot;StraboneItaliaV3.2&amp;quot;/&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;[[Plutarco]], &#039;&#039;Vita di Romolo&#039;&#039;, 3, 5-6.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;[[Tito Livio|Livio]], &#039;&#039;[[Ab Urbe condita libri]]&#039;&#039;, I, 4, 5-7: Così, ritenendo di aver adempiuto agli ordini del re, essi depongono i fanciulli nello stagno più vicino, dove ora vi è il &#039;&#039;&#039;fico Ruminale&#039;&#039;&#039; (dicono che si chiamasse anticamente Romulare). Qui allora si stendeva per largo tratto all&#039;intorno una campagna disabitata. Corre fama che avendo l&#039;acqua poco profonda lasciata all&#039;asciutto la cuna galleggiante in cui erano stati esposti i fanciulli, una lupa assetata dai monti circostanti rivolse il passo verso il vagito infantile, e offerse le mammelle abbassate ai piccoli, così benigna che un pastore del gregge regio (dicono avesse nome Faustolo) la trovò in atto di lambire colla lingua i fanciulli; costui li portò nella sua capanna e li diede da allevare alla moglie Larenzia. Alcuni ritengono che Larenzia per il far commercio del corpo fosse chiamata fra i pastori &#039;&#039;&#039;lupa&#039;&#039;&#039;, e che di qui abbia avuto origine la leggenda miracolosa.&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Morte di Remo e fondazione di Roma ===&lt;br /&gt;
Una volta adulti e conosciuta la propria origine, [[Romolo]] e [[Remo (fratello di Romolo)|Remo]] fanno ritorno ad Alba Longa, uccidono Amulio e rimettono sul trono il nonno Numitore.&amp;lt;ref name=&amp;quot;StraboneItaliaV3.2&amp;quot;/&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;[[Plutarco]], &#039;&#039;Vita di Romolo&#039;&#039;, 7-8.&amp;lt;/ref&amp;gt; Romolo e Remo, non volendo abitare ad [[Alba Longa]] senza potervi regnare finché era in vita il nonno materno, ottengono il permesso di andare a fondare una nuova città, nel luogo dove erano cresciuti. Lo stesso Tito Livio aggiunge che del resto la popolazione di [[Alba Longa|Albani]] e [[Latini]] era in eccesso,&amp;lt;ref name=&amp;quot;Livio1,6&amp;quot;&amp;gt;[[Tito Livio|Livio]], &#039;&#039;[[Ab Urbe condita libri]]&#039;&#039;, I, 6.&amp;lt;/ref&amp;gt; mentre [[Plutarco]] aggiunge:&lt;br /&gt;
{{Citazione|[...] decisero di abitare per proprio conto, fondando una città in quei luoghi in cui erano stati originariamente allevati, ché questo era il motivo più nobile della loro decisione. Ma era forse necessario, avendo raccolto con sé un gran numero di schiavi e di fuggiaschi, o distaccarsi del tutto da questi lasciando che si disperdessero, o convivere con loro separatamente.|[[Plutarco]], &#039;&#039;Vita di Romolo&#039;&#039;, 9, 1-2.}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[File:Romolo e remo.jpg|miniatura|[[Rubens]]&amp;lt;br&amp;gt;&#039;&#039;[[Romolo e Remo]] allattati dalla Lupa&#039;&#039;, ca [[1616]]&amp;lt;br&amp;gt;[[Roma]], [[Musei capitolini]].]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Romolo vuole chiamarla [[Roma (città antica)|Roma]] ed edificarla sul [[Palatino]] (con il suo nome mischiato con quello di suo fratello), mentre Remo la vuole chiamare Remora e fondarla sull&#039;[[Aventino]]. È lo stesso Tito Livio che riferisce le due più accreditate versioni dei fatti:&lt;br /&gt;
{{Citazione|Poiché erano gemelli e non vi era il diritto dell&#039;età che potesse stabilire una distinzione, affinché gli dèi protettori di quei luoghi per mezzo di segni augurali scegliessero chi doveva dare il nome alla nuova città, e una volta fondata tenerne il governo, occuparono Romolo il [[Palatino]] e Remo l&#039;[[Aventino]] come sede per l&#039;osservazione degli auspici. Si dice che a Remo per primo si sia presentato l&#039;augurio, sei [[avvoltoio|avvoltoi]]; e quando questo già era stato annunciato essendo apparso a Romolo un numero doppio, l&#039;uno e l&#039;altro furono acclamati come re dai loro seguaci: gli uni reclamavano il regno in base alla priorità dell&#039;augurio, gli altri in base al numero degli uccelli. Scoppiata quindi una rissa, nel calore dell&#039;ira si volsero al sangue, e colpito in mezzo alla folla Remo cadde. È versione più diffusa che in segno di scherno verso il fratello Remo abbia varcato d&#039;un salto le recenti mura [più probabilmente il &#039;&#039;[[pomerium]]&#039;&#039;, il solco sacro], e sia poi stato ucciso da Romolo irato, il quale avrebbe aggiunto queste parole di monito: «Questa sorte avrà chiunque altro oltrepasserà le mie mura». Così Romolo rimase solo padrone del potere, e la nuova città prese il nome del fondatore.|Livio, I, 7}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La versione di Plutarco è simile alla prima di quelle riportate di Livio, con l&#039;eccezione che Romolo potrebbe non aver avvistato alcun avvoltoio. La sua vittoria sarebbe pertanto stata per alcuni frutto dell&#039;inganno. Questo il motivo per cui Remo si adirò e ne nacque la rissa che portò alla sua morte.&amp;lt;ref name=&amp;quot;StraboneItaliaV3.2&amp;quot;/&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;[[Plutarco]], &#039;&#039;Vita di Romolo&#039;&#039;, 9, 5; 10, 1-3.&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche Ennio riporta la versione degli auspici tratti dal volo degli uccelli, con un uccello avvistato mentre vola da sinistra (quindi favorevole a Remo), e un successivo avvistamento di dodici uccelli che si posano su loghi belli e di buon auspicio, che Romolo interpreta come segno a lui favorevole.&amp;lt;ref&amp;gt;[[Quinto Ennio|Ennio]], [[Annales (Ennio)|Annales]], Liber I, [http://www.thelatinlibrary.com/enn.html fram. 82-100].&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La città, di [[Roma quadrata|forma quadrata]],&amp;lt;ref&amp;gt;[[Plutarco]], &#039;&#039;Vita di Romolo&#039;&#039;, 9, 4; 11, 1.&amp;lt;/ref&amp;gt; fu quindi fondata sul [[Palatino]], nella sesta [[Olimpiade]], 24 anni dopo che fu celebrata la prima&amp;lt;ref&amp;gt;[[Velleio Patercolo]], &#039;&#039;[[Historiae Romanae ad M. Vinicium consulem libri duo]]&#039;&#039;, I, 8.&amp;lt;/ref&amp;gt;, e Romolo divenne il primo [[Età regia di Roma|Re di Roma]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Le figure di Enea e Romolo nelle fonti greche ===&lt;br /&gt;
{{Vedi anche|Enea|Romolo}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell{{&#039;}}&#039;&#039;[[Iliade]]&#039;&#039;, [[Enea]] durante il duello con [[Achille]] viene salvato dal dio [[Poseidone]], che ne profetizza il futuro regale. Questo vaticinio e il fatto che non ne sia narrata la morte nelle vicende della caduta della città di [[Troia]], permise la creazione di leggende sulla sorte successiva dell&#039;eroe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[File:Iapyx removing arrowhead from Aeneas.jpg|miniatura|sinistra|[[Enea]] curato dal medico [[Iapige]], sorretto dal figlio [[Ascanio]] e assistito da [[Venere (mitologia)|Venere]], pittura parietale, [[I secolo a.C.]], da Pompei, [[Napoli]], [[Museo Archeologico Nazionale (Napoli)|Museo Archeologico Nazionale]]]]&lt;br /&gt;
Nell{{&#039;}}&#039;&#039;[[Iliou persis]]&#039;&#039; di [[Arctino di Mileto]], della metà dell&#039;[[VIII secolo a.C.]], si racconta la sua partenza verso il monte Ida, mentre nell&#039;[[Inni omerici|Inno omerico]] ad [[Afrodite]], della fine del [[VII secolo a.C.]], Enea viene visto regnare sulla nuova Troia ricostruita, al posto della stirpe di [[Priamo]]. Anche la città di [[Ainea]] nella [[penisola calcidica]] si riteneva fondata da Enea e una moneta cittadina della fine del [[VI secolo a.C.]] rappresenta la fuga dell&#039;eroe da Troia. Con [[Stesicoro]], nel [[VI secolo a.C.]], viene introdotto il viaggio di Enea verso l&#039;Occidente. Il testo letterario non ci è giunto, ma ne rimane testimonianza nelle raffigurazioni con &amp;quot;didascalie&amp;quot; della &#039;&#039;[[Tabula Iliaca]]&#039;&#039; (rilievo proveniente da [[Bovillae|Boville]] nei [[Musei Capitolini]] di [[Roma]], databile al [[I secolo]] d.C.).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel [[V secolo a.C.]] i Greci crearono quindi probabilmente la leggenda della fondazione di [[Roma (città antica)|Roma]] da parte di Enea: [[Dionigi di Alicarnasso]] ci riporta il racconto di [[Ellanico di Lesbo]] e di [[Damaste di Sigeo]] che avevano preso a modello le altre fondazioni di città greche attribuite agli eroi omerici. Viene anche inventata un&#039;eroina troiana che avrebbe dato il suo nome alla nuova città (&amp;quot;Rome&amp;quot;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La presenza di raffigurazioni del mito di Enea su oggetti rinvenuti in centri etruschi tra la fine del [[VI secolo a.C.|VI]] e gli inizi del [[V secolo a.C.]] ha fatto ipotizzare che il mito si sia sviluppato in realtà in quest&#039;epoca in [[Etruria]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La relazione di Enea con Lavinia viene introdotta, alla fine del IV secolo a.C., da [[Timeo di Tauromenio]], che, come testimoniato nuovamente da Dionigi di Alicarnasso, racconta di avervi visto i [[Penati]] troiani. Il legame con Lavinio è testimoniato anche dal poeta [[Licofrone]]. Si tratta forse di un mito di fondazione di origine latina o romana, attestato archeologicamente: un tumulo funerario, databile in origine al [[VII secolo a.C.]], mostra un adeguamento a funzioni di culto proprio alla fine del IV secolo a.C. e corrisponde a una descrizione di [[Dionigi di Alicarnasso]] del [[cenotafio]] dell&#039;eroe, costruito nel luogo in cui era scomparso (rapito in cielo) nel corso di una battaglia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A cavallo tra il VI e il V secolo a.C. lo storico siceliota [[Alcimo (storico)|Alcimo]] descrive per primo il mito della fondazione della città, con la lupa che salva e alleva i due gemelli discendenti di [[Enea]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tra il IV e il [[III secolo a.C.]] infatti, dopo una lunga elaborazione di materiali tradizionali, tra cui ebbe forse particolare peso quello di origine gentilizia (le &amp;quot;storie di famiglia&amp;quot; del patriziato), viene a delinearsi il racconto della fondazione della città da parte di Romolo e Remo. Questa &amp;quot;gestazione&amp;quot; della leggenda e la selezione dei materiali della tradizione, fino a quel momento probabilmente trasmessi per via orale, dipende fortemente dal contesto contemporaneo: Roma deve poter essere accolta nel mondo culturale greco minimizzando l&#039;apporto etrusco. La storia arcaica di [[Roma (città antica)|Roma]], a partire dalla fondazione viene quindi riferita da [[Fabio Pittore]] (che scrive in greco) e sarà ripetuta nelle &#039;&#039;Origines&#039;&#039; di [[Marco Porcio Catone|Catone]], negli scritti di [[Lucio Calpurnio Pisone Frugi (console 133 a.C.)|Calpurnio Pisone]] e negli &#039;&#039;[[Annales (Ennio)|Annales]]&#039;&#039; di [[Quinto Ennio|Ennio]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A [[Eratostene|Eratostene di Cirene]] si devono l&#039;invenzione della dinastia regale di [[Alba Longa]], l&#039;eliminazione dello scarto cronologico tra la data della caduta di Troia, agli inizi del [[XII secolo a.C.]], e la data di fondazione della città, alla metà dell&#039;[[VIII secolo a.C.]] Secondo Ennio, Romolo e Remo sono invece figli della figlia di Enea, di nome Ilia. Saranno infine [[Marco Porcio Catone|Catone il Censore]], [[Tito Livio]], [[Dionigi di Alicarnasso]], [[Appiano (storico)|Appiano]] e [[Cassio Dione]] a narrare la leggenda come è conosciuta dell{{&#039;}}&#039;&#039;[[Eneide]]&#039;&#039; di [[Publio Virgilio Marone|Virgilio]]. Questi aggiunge tuttavia alle peregrinazioni dell&#039;eroe la sosta presso la regina [[Didone]], che rappresenta la spiegazione mitica dell&#039;ostilità tra [[Roma (città antica)|Roma]] e [[Cartagine]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Altre leggende sulla nascita della città ===&lt;br /&gt;
[[File:Baccio bandinelli, ercole e caco 02.JPG|miniatura|[[Ercole e Caco]] (scultura di [[Baccio Bandinelli]], [[Piazza della Signoria]] - [[Firenze]]).]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C&#039;è un&#039;altra tradizione, raccontata da autori antichi come [[Strabone]] o [[Tito Livio]], secondo la quale Roma fu una [[colonia greca]] [[arcadia|arcade]], fondata da [[Evandro (Pallante)|Evandro]]. A [[Pallante (Evandro)|Pallante]], la città sul Palatino sorta nel luogo in cui sarà fondata [[Roma (città antica)|Roma]], si colloca anche il regno di [[Evandro (Pallante)|Evandro]], citato nell{{&#039;}}&#039;&#039;Eneide&#039;&#039; virgiliana. Evandro avrebbe dato ospitalità a [[Eracle]] che conduceva le mandrie sottratte a [[Gerione (mitologia)|Gerione]]. Evandro, che aveva saputo dalla madre [[Nicostrata]], esperta di divinazione, il destino dell&#039;eroe greco, comprese le [[dodici fatiche di Ercole|fatiche che avrebbe dovuto superare]], gli [[Ara massima di Ercole invitto|dedicò un altare]], facendovi un sacrificio secondo il rito greco, ancora presente ai tempi di [[Strabone]].&amp;lt;ref name=&amp;quot;StraboneItaliaV3.3&amp;quot;/&amp;gt; Si racconta, inoltre, che durante il suo soggiorno, le mandrie gli furono rubate da [[Caco (mitologia)|Caco]], figlio di [[Tifone (mitologia)|Tifone]], che egli schiantò con un colpo di clava mentre cercava di impedirgli di entrare per riprendersi la mandria.&amp;lt;ref name=&amp;quot;Livio1,7&amp;quot;&amp;gt;[[Tito Livio]], &#039;&#039;[[Ab Urbe condita libri]]&#039;&#039;, I, 7.&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma il personaggio e la sua città rivestono anche un&#039;importanza che probabilmente esula da quella esclusivamente mitologica. Dal nome di Pallante (secondo alcune versioni, Pallanteo) potrebbe infatti essere derivato lo stesso toponimo di Palatino. La coincidenza poi che le feste &amp;quot;Palilie&amp;quot; si celebrassero nella data della fondazione di Roma può far pensare a un&#039;ipotesi di accordo e di spartizione del territorio tra la gente di Romolo, stanziata sul Germalo, altura settentrionale del Palatino, e quella di Evandro, stabilitasi sul Palatino vero e proprio, più a sud, riservando alla [[Velia (colle)|Velia]], l&#039;altura intermedia, il ruolo forse di area cimiteriale, come i reperti archeologici lasciano supporre. Non va neanche sottovalutato il rilievo che assume la figura di Ercole e l&#039;[[xenia (antica Grecia)|ospitalità]] offertagli dallo stesso Evandro: Ercole, ladro e assassino (avendo ucciso Gerione per rubargli le mandrie), che cerca rifugio in una regione infestata da ladri (Caco aveva il suo rifugio nel vicino bosco della dea Laverna&amp;amp;nbsp;– vedi anche [[Porta Lavernalis]]) è molto simile ai proto-romani, pastori e personaggi comunque poco raccomandabili, riuniti sul Germalo in una comunità rozza e violenta che però è disposta a riconoscere il [[diritto d&#039;asilo]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Altre varianti riguardano gli stessi [[Romolo e Remo]], figli di [[Enea]] e Dessitea,&amp;lt;ref&amp;gt;[[Plutarco]], &#039;&#039;Vita di Romolo&#039;&#039;, 2, 2.&amp;lt;/ref&amp;gt; nati già a Troia, oppure di Latino, figlio di [[Telemaco]] e di Rhome, o ancora di una Emilia, figlia di Enea, e del dio Marte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una leggenda racconta infine una diversa versione: sul focolare della casa di Tarchezio, tirannico [[re di Alba Longa]], era apparso un fallo, che un oracolo impose di far unire con una fanciulla vergine. La figlia del re si fece tuttavia sostituire da una schiava, ma venne scoperta dal padre: le due donne furono imprigionate e i gemelli nati da quell&#039;unione furono esposti in una cesta lasciata nel Tevere.&amp;lt;ref&amp;gt;[[Plutarco]], &#039;&#039;Vita di Romolo&#039;&#039;, 2, 4-8.&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche la figura di [[Acca Larenzia]] compare in un diverso racconto che ci ha tramandato [[Plutarco]]: il guardiano del tempio di [[Ercole]] aveva perso una partita a dadi che aveva giocato contro il dio stesso e la cui posta era una donna. Il guardiano invitò dunque Acca Larenzia nel tempio e ve la richiuse. Dopo aver passato la notte con lei Ercole favorì le sue nozze con il ricco [[Tarunzio]], che alla sua morte la lasciò erede delle sue ricchezze: Acca Larenzia le donò al popolo romano. L&#039;episodio spiega in tal modo il culto che le veniva dedicato (festa dei &#039;&#039;Larentalia&#039;&#039;), che forse è dovuto all&#039;antico carattere divino di questa figura.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo [[Gaio Plinio Secondo|Plinio il Vecchio]] e [[Aulo Gellio]] i dodici figli di Acca Larenzia e di Faustolo sarebbero stati all&#039;origine del collegio sacerdotale dei &#039;&#039;[[fratres Arvales]]&#039;&#039;, caratterizzato dall&#039;uso di rituali e formulari arcaici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Origine del nome nella letteratura antica ===&lt;br /&gt;
L&#039;origine del nome della città era incerta anche in età arcaica. [[Servio Mario Onorato|Servio]], grammatico a cavallo tra il [[IV secolo|IV]] e il [[V secolo]] d.C., riteneva che il nome derivasse da un&#039;antica denominazione del fiume Tevere, &#039;&#039;Rumon&#039;&#039;,&amp;lt;ref name=&amp;quot;DeFrancisci33&amp;quot;&amp;gt;[[Pietro De Francisci]], &#039;&#039;Sintesi storica del diritto romano&#039;&#039;, p.33.&amp;lt;/ref&amp;gt; dalla radice &#039;&#039;ruo&#039;&#039; (a sua volta proveniente dal greco ρεω), &#039;&#039;scorro&#039;&#039;, così da assumere il significato di Città del Fiume. Ma si tratta di un&#039;ipotesi che non ha riscosso successo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[File:Bol-aeneas.jpg|miniatura|sinistra|upright=1.4|&#039;&#039;[[Enea]] alla corte del [[Latino (mitologia)|re Latino]]&#039;&#039;, olio su tela di [[Ferdinand Bol]], [[1661]]-[[1663]] ca, [[Amsterdam]], [[Rijksmuseum]].]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli autori di origine greca, primo fra tutti [[Plutarco]], tendevano naturalmente a celebrarsi come i civilizzatori e i colonizzatori del bacino del Mediterraneo e quindi insistevano sulla lontana origine ellenica della città. Una prima versione fornita da Plutarco vede la fondazione di [[Roma (città antica)|Roma]] dovuta al popolo dei [[Pelasgi]], i quali una volta giunti sulle coste del Lazio, avrebbero fondato una città il cui nome ricordasse la loro prestanza nelle armi (&#039;&#039;rhome&#039;&#039;).&amp;lt;ref&amp;gt;[[Plutarco]], &#039;&#039;Vita di Romolo&#039;&#039;, 1, 1.&amp;lt;/ref&amp;gt; Secondo una seconda ricostruzione dello stesso autore, i profughi troiani guidati da Enea arrivarono sulle coste del Lazio, dove fondarono una città presso il colle &#039;&#039;[[Palatino (colle)|Pallantion]]&#039;&#039; a cui diedero il nome di una delle loro donne, &#039;&#039;Rhome&#039;&#039;.&amp;lt;ref&amp;gt;[[Plutarco]], &#039;&#039;Vita di Romolo&#039;&#039;, 1, 2-3.&amp;lt;/ref&amp;gt; Una terza versione, sempre di Plutarco, offre ipotesi alternative, secondo le quali Rome poteva essere un mitico personaggio [[eponimo]], figlia di Italo, re degli [[Enotri]] o di [[Telefo]], figlio di [[Eracle]], sposò Enea o il figlio, Ascanio.&amp;lt;ref name=&amp;quot;Plutarco2.1&amp;quot;&amp;gt;[[Plutarco]], &#039;&#039;Vita di Romolo&#039;&#039;, 2, 1.&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una quarta versione vede Roma fondata da Romano, figlio di [[Odisseo]] e di [[Circe]]; una quinta da Romo, figlio di Emazione, giunto da Troia per volontà dell&#039;eroe greco [[Diomede]]; una sesta da Romide, tiranno dei [[Latini]], che era riuscito a respingere gli [[Etruschi]], giunti in Italia dalla [[Lidia]] e in Lidia dalla [[Tessaglia]].&amp;lt;ref name=&amp;quot;Plutarco2.1&amp;quot;/&amp;gt; Un&#039;altra versione fa della stessa Rome la figlia di Ascanio, e quindi nipote di Enea. Ancora una Rome profuga troiana giunge nel Lazio e sposa il [[Latino (mitologia)|re Latino]], sovrano del popolo lì stanziato e figlio di [[Telemaco]], da cui ebbe un figlio di nome Romolo che fondò una città chiamata col nome della madre.&amp;lt;ref&amp;gt;[[Plutarco]], &#039;&#039;Vita di Romolo&#039;&#039;, 2, 3.&amp;lt;/ref&amp;gt; In tutte le versioni si ritrova l&#039;eponima chiamata Rome, la cui etimologia è la parola greca &#039;&#039;rhome&#039;&#039; con il significato di &amp;quot;forza&amp;quot;. Le fonti citano altri possibili eroi eponimi come Romo, figlio del troiano Emasione, o Rhomis, signore dei Latini e vincitore degli Etruschi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo altre interpretazioni di un certo interesse, il nome &#039;&#039;ruma&#039;&#039; sarebbe di origine etrusca, in quanto non è stato trovato l&#039;etimo [[Lingue indoeuropee|indoeuropeo]] e l&#039;unica lingua non-indoeuropea della zona era l&#039;etrusco. Il termine sarebbe entrato come prestito nel [[latino arcaico]] e avrebbe dato origine al [[toponimo]] &#039;&#039;Ruma&#039;&#039; (più tardi &#039;&#039;[[Roma (città antica)|Roma]]&#039;&#039;) e a un prenome &#039;&#039;Rume&#039;&#039; (in latino divenuto &#039;&#039;Romus&#039;&#039;), dal quale sarebbe derivato il gentilizio etrusco &#039;&#039;Rumel(e)na&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Gentilizio &#039;&#039;Rumelna&#039;&#039; attestato dall&#039;iscrizione sull&#039;architrave della tomba 35 della Necropoli del Crocifisso del Tufo, a [[Orvieto]]. Iscrizione databile al [[VI secolo a.C.]]: &#039;&#039;Mi Velthurus Rumelnas&#039;&#039;.&amp;lt;/ref&amp;gt;, divenuto in latino &#039;&#039;Romilius&#039;&#039;. Il nome Romolo sarebbe quindi derivato dal nome della città e non viceversa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In ogni caso la tradizione linguistica assegna al termine &amp;quot;ruma&amp;quot;, in etrusco e in latino arcaico, il significato di mammella, come è confermato da [[Plutarco]] il quale, nella &#039;&#039;Vita di Romolo&#039;&#039; racconta che:&lt;br /&gt;
[[File:Pompeia1a.jpg|miniatura|Il [[fico ruminale]] sul &#039;&#039;retro&#039;&#039; di un [[denario]] del [[137 a.C.]] circa.]]&lt;br /&gt;
{{Citazione|V&#039;era lì vicino un fico, che chiamavano [[Fico ruminale|Ruminale]], o da Romolo, come i più ritengono, o perché vi facevano la siesta a causa della sua ombra le bestie «ruminanti», o – soprattutto – per l&#039;allattamento dei due piccini, poiché gli antichi chiamavano «ruma» la mammella e Rumina chiamano una dea che ritengono abbia cura dell&#039;allevamento dei bambini: a lei sacrificano senza vino e sopra le sue vittime versano libagioni di latte.|[[Plutarco]], &#039;&#039;Vita di Romolo&#039;&#039;, 4, 1.}}&lt;br /&gt;
Questa interpretazione del termine &#039;&#039;ruma&#039;&#039; è quindi strettamente collegata con i motivi che hanno portato alla scelta, come simbolo della città di Roma, di una [[Canis lupus|lupa]] con le mammelle gonfie che allatta i gemelli fondatori.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche sulla lupa sono da fare delle considerazioni: posto che alcuni ritengono che ad accudire i gemelli sia stata effettivamente una lupa (in quanto mammifero in grado di avere gravidanze plurigemellari) la quale, avendo perso i propri cuccioli a causa di un predatore, aveva vagato fino a quando, trovati i due neonati, li aveva allevati, impedendone così la morte certa, occorre rilevare che il termine &amp;quot;lupa&amp;quot; in latino assume anche il significato di [[prostituta]] (da cui, &amp;quot;&#039;&#039;[[lupanare]]&#039;&#039;&amp;quot;, luogo dove si svolge la prostituzione), ed è quindi abbastanza probabile che la &amp;quot;lupa&amp;quot; in questione sia stata una prostituta.&lt;br /&gt;
==== I tre nomi di Roma ====&lt;br /&gt;
Secondo una tradizione diffusa nell&#039;antichità, una città aveva tre nomi: uno sacrale, uno pubblico e uno segreto. Posto che al nome pubblico di Roma era unito il nome religioso di [[Flora]] o Florens, usato in occasione di determinate cerimonie sacre, quello segreto è rimasto sconosciuto. Il motivo e la necessità di questa segretezza riporta a un&#039;altra tradizione diffusa presso gli antichi (ma anche in alcune culture contemporanee non occidentali) e che si ritrova anche nella storia dell&#039;origine della [[scrittura]]: il nome di un oggetto o di una entità esprimeva l&#039;essenza e l&#039;energia dell&#039;oggetto o entità che definiva. Nominare qualcosa equivaleva a renderlo vivo ed esistente e la conoscenza del nome significava, in pratica, avere il potere di influire, in bene o in male, sull&#039;oggetto di cui si possedeva la conoscenza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel caso di una città il nome segreto corrispondeva, di fatto, al nome segreto del [[Nume tutelare]] e infatti i [[Pontefice (storia romana)|Pontefici romani]], nelle invocazioni, si rivolgevano a &amp;quot;[[Giove (divinità)|Giove Ottimo Massimo]] o con qualunque altro nome tu voglia essere chiamato&amp;quot;. In base a questo principio negli [[Assedio|assedi]] veniva evocato il dio protettore della città assediata, promettendogli riti e sacrifici migliori, affinché abbandonasse la tutela della città nemica, e per questo motivo i romani conservarono con estrema cura il nome segreto della loro città. [[Quinto Valerio Sorano]] fu giustiziato per avere divulgato il nome.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo il [[poeta]] e [[latinista]] [[Giovanni Pascoli]], che ne parla nell&#039;ode &#039;&#039;Inno a Roma&#039;&#039;, il nome segreto di Roma era il palindromo della stessa, &#039;&#039;Amor&#039;&#039;, cioè amore, il che significava la dedica segreta della città a [[Venere (mitologia)|Venere]], dea dell&#039;amore e della bellezza, ricollegandosi quindi al [[tempio di Venere genitrice|culto di Venere genitrice]], madre di Enea e della stirpe romana. {{chiarire|Molti storici|quali?}} hanno concordato con questa ipotesi.&amp;lt;ref&amp;gt;[http://www.francobampi.it/franco/ditutto/curiosita/nome_roma.htm Franco Bampi, &#039;&#039;Il nome di Roma&#039;&#039;]&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo altri studiosi&amp;lt;ref&amp;gt;Felice Vinci e Arduino Maiuri, &#039;&#039;Mai dire Maia. Un’ipotesi sulla causa dell’esilio di Ovidio e sul nome segreto di Roma (nel bimillenario della morte del poeta)&#039;&#039;&amp;lt;/ref&amp;gt;, il nome segreto sarebbe [[Maia (divinità)|Maia]], la [[Pleiadi (mitologia)|Pleiade]] madre di [[Mercurio (divinità)|Mercurio]], e il poeta [[Ovidio]] sarebbe stato esiliato per averlo rivelato o pronunciato. Le principali Pleiadi sono sette e Maia è la più grande; esse simboleggerebbero i Sette Colli di Roma.&amp;lt;ref&amp;gt;[http://www.meteoweb.eu/2018/04/roma-nome-segreto/1073687/ Roma ha un nome segreto]&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Il contesto geografico e orografico ==&lt;br /&gt;
{{Vedi anche|Roma quadrata|Septimontium|Roma (città antica)}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[File:Roma Septimontium PNG.png|miniatura|upright=1.4|Lo scenario del &#039;&#039;[[septimontium]]&#039;&#039; dove nacque [[Roma (città antica)|Roma antica]].]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La natura del luogo dove sorse il nucleo iniziale di [[Roma (città antica)|Roma]] era adatta allo scambio di merci, tra cui il [[sale]], di fondamentale importanza, e il [[bestiame]], tra differenti culture&amp;lt;ref&amp;gt;[[Filippo Coarelli]], &#039;&#039;I santuari, il fiume, gli empori&#039;&#039;, vol. 13, pp. 129-134.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;[[Massimo Pallottino]], &#039;&#039;Origini e storia primitiva di [[Roma (città antica)|Roma]]&#039;&#039;, pp. 61 e 65-68.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Una zona temperata dell&#039;[[Italia centrale]], poco distante dal [[mar Tirreno|mare]], lungo la sponda sinistra del fiume [[Tevere]] dotata di insenature per l&#039;attracco delle barche (il futuro &#039;&#039;[[Porto fluviale di Roma|portus Tiberinus]]&#039;&#039;), ai piedi di numerosi [[Sette colli di Roma|colli]] (in particolare [[Aventino]], [[Palatino]] e [[Campidoglio]]) che costituivano un valido sistema di difesa da attacchi nemici e sulle cui sommità sorsero i primi abitati proto-urbani, nei pressi del [[guado]] dell&#039;[[isola Tiberina]] dove confluivano i percorsi per l&#039;approvvigionamento del sale che percorrevano la valle del fiume (la [[via Salaria]] dalla [[Sabina]] e la [[Via Campana (antica Roma)|via Campana]] dal Tirreno)&amp;lt;ref&amp;gt;[[Filippo Coarelli]], &#039;&#039;I santuari, il fiume, gli empori&#039;&#039;, vol. 13, pp. 132-134. La [[via Salaria]] era destinata a trasportare il sale dal guado del Tevere (dove erano presenti dei depositi chiamati &#039;&#039;Salinae&#039;&#039;) alla [[Sabina]], mentre la [[Via Campana (antica Roma)|via Campana]] dalla foce raggiungeva, costeggiando la riva destra del fiume, il guado nei pressi del [[Foro Boario]]. Una via era il prolungamento e completamento dell&#039;altra, costituendone un sistema unitario.&amp;lt;/ref&amp;gt;, quelli costieri tra [[Etruria]] (con la vicina [[Veio]]) e [[Campania]] (con le [[Magna Grecia|colonie greche]]) e i [[Tratturo|tratturi]] per la [[transumanza]] delle greggi dall&#039;[[Appennini|Appennino]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per il carattere &amp;quot;[[emporio|emporico]]&amp;quot; del luogo, che aveva nell&#039;area del [[Foro Boario]] il centro sacro e commerciale, questo fu frequentato da [[Fenici]] fin dai decenni finali dell&#039;[[VIII secolo a.C.]] e da [[Greci]] (probabilmente gli [[Eubea|Eubei]] di [[Cuma]]) dal secondo quarto sempre dell&#039;VIII secolo, oltre agli [[Etruschi]] e alle [[Popoli dell&#039;Italia antica|popolazioni italiche]]. Vi sorgeva un antichissimo santuario, l&#039;[[Ara massima di Ercole]], dedicato ad una divinità locale forse di origine [[Sabini|sabina]], assimilata al [[Melqart]] [[fenici]]o e più tardi all&#039;[[Ercole]] greco-romano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[File:Roma Romolo 753aC.png|miniatura|upright=1.4|sinistra|[[Roma (città antica)|Roma]] negli anni prossimi alla sua &amp;quot;fondazione&amp;quot; ([[750 a.C.]] ca.)]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In particolare, il sistema collinare è costituito da tre lunghe &amp;quot;dita di una mano&amp;quot; che si riuniscono a est nel pianoro dove attualmente sorge la [[Stazione di Roma Termini|stazione Termini]] (a sud [[Aventino]] e [[Celio]]; al centro [[Palatino]], [[Velia (colle)|Velia]] ed [[Esquilino]]; più a nord [[Campidoglio]] e [[Quirinale (colle)|Quirinale]]), oltre alle &amp;quot;dita&amp;quot; più corte del [[Viminale (colle)|Viminale]] e del &#039;&#039;Cispius,&#039;&#039; tra cui si interponevano alcune valli come la &#039;&#039;Vallis Murcia&#039;&#039; (tra Aventino e Palatino, occupata più tardi dal [[Circo Massimo]]), l&#039;area del [[Foro romano]] (tra Palatino, Velia e Campidoglio) e la &#039;&#039;[[Suburra|Subura]]&#039;&#039; (tra Quirinale, Viminale ed Esquilino). Nel centro proto-urbano di Roma, alcune di queste alture componevano il &#039;&#039;[[Septimontium]]&#039;&#039;, che con l&#039;espansione della città fu poi allargato ai tradizionali &amp;quot;[[Sette colli di Roma|sette colli]]&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;{{Cita libro|autore=[[Andrea Carandini]]|titolo=Roma il primo giorno|annooriginale=2007|pp=22-24}}&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Tevere, inoltre, costituiva il confine naturale tra due differenti culture che, fin dalla fine dell&#039;[[età del bronzo]] (dopo il [[1000 a.C.]]), andavano ormai contrapponendosi anche etnicamente: la [[cultura laziale]] a sud (il &#039;&#039;[[Latium vetus]]&#039;&#039; dei [[Latini]]-[[Falisci]]) e quella [[cultura villanoviana|villanoviana]] a nord (l&#039;[[Etruria]] degli [[Etruschi]])&amp;lt;ref&amp;gt;[[Massimo Pallottino]], &#039;&#039;Origini e storia primitiva di Roma&#039;&#039;, pp.63-64.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Documentazione archeologica e storica ==&lt;br /&gt;
=== Media-tarda età del bronzo: XIV - XI secolo a.C. ===&lt;br /&gt;
{{Vedi anche|Età del bronzo|Area di Sant&#039;Omobono}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[File:Ripa - area sacra di s Omobono 00915-6.JPG|miniatura|upright=1.4|L&#039;[[Area di Sant&#039;Omobono|area &amp;quot;sacra&amp;quot; di Sant&#039;Omobono]].]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Accanto alle fonti letterarie tramandateci, i moderni ritrovamenti archeologici hanno dimostrato la rilevanza delle attività  commerciali per il centro protostorico di [[Roma (città antica)|Roma]], trattandosi di un&#039;area racchiusa da un lato dalla sponda sinistra del fiume [[Tevere]] e dall&#039;altro dai tre vicini colli dell&#039;[[Aventino]], [[Palatino]] e [[Campidoglio]], identificabile con il cosiddetto [[Foro Boario]].&amp;lt;ref&amp;gt;[[Filippo Coarelli]], &#039;&#039;I santuari, il fiume, gli empori&#039;&#039;, vol. 13, p. 127.&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I reperti più antichi, che appartengono alla media [[età del Bronzo]], sono quelli trovati nei pressi della chiesa di [[Area di Sant&#039;Omobono|Sant&#039;Omobono]], sotto al colle del [[Campidoglio]], a ridosso dell&#039;ansa del fiume [[Tevere]] nella zona del [[Foro Boario]] (all&#039;incrocio tra l&#039;odierna via L. Petroselli e il Vico Jugario). Si tratta di frammenti di ceramica appenninica, databili intorno al [[XIV secolo a.C.|XIV]]-[[XIII secolo a.C.]]&amp;lt;ref name=&amp;quot;Coarelli135-6&amp;quot;&amp;gt;[[Filippo Coarelli]], &#039;&#039;I santuari, il fiume, gli empori&#039;&#039;, vol. 13, pp. 135-136.&amp;lt;/ref&amp;gt; e di ossa di animali. A partire da questo momento nuove tracce di vita andranno a estendersi prima nell&#039;area del [[foro romano]], dove sono stati trovati resti di insediamenti risalenti all&#039;[[XI secolo a.C.]] e corredi funerari risalenti al [[X secolo a.C.]] Qui si formò, infatti, progressivamente nei pressi del [[foro Boario|guado del Tevere]] una struttura emporica (&#039;&#039;orrea&#039;&#039;) di scambio e approvvigionamento, sotto la protezione dell&#039;[[Ercole]] italico, protettore del bestiame transumante.&amp;lt;ref name=&amp;quot;Coarelli135-6&amp;quot;/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Più recenti indagini archeologiche nel &#039;&#039;Giardino Romano&#039;&#039; del [[Palazzo dei Conservatori]] sul [[Campidoglio]] hanno permesso di rilevare lavori di sistemazione del suolo risalenti alla tarda [[età del bronzo]], oltre alla scoperta di sepolture e di una zona destinata alla lavorazione di metalli, in uso sin dal IX secolo a.C.,&amp;lt;ref name=musei&amp;gt;[https://www.museicapitolini.org/it/museo/scavi/giardino_romano Gli scavi su Musei Capitolini]&amp;lt;/ref&amp;gt; avvalorando così l&#039;ipotesi della compresenza in epoca protostorica di insediamenti in diverse zone della futura città. {{cn}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== La fase protolaziale e le comunità albensi: X-IX secolo a.C. ===&lt;br /&gt;
{{Vedi anche|Protolatini|Latini|Latium vetus|populi albenses}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Successivamente le testimonianze archeologiche si diffusero al vicino colle [[Palatino]], dove sono stati rinvenuti i resti di una necropoli (risalenti sempre al X secolo a.C.), nella sella compresa tra le due cime del [[Palatino|colle]], il &#039;&#039;Germalus&#039;&#039; e il &#039;&#039;Palatium&#039;&#039;. E ancora sul Palatino sono stati trovati resti di insediamenti che si riferiscono al [[IX secolo a.C.]]&amp;lt;ref&amp;gt;Renato Peroni, &#039;&#039;Comunità e insediamento in Italia fra età del bronzo e prima età del ferro&#039;&#039;, in &#039;&#039;Storia dei Greci e dei Romani&#039;&#039;, vol. 13, Einaudi, 2008, p. 11 ss.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Riguardo agli usi funerari dell&#039;epoca, sono stati rilevati il rito dell&#039;inumazione e quello dell&#039;incinerazione. Questo testimonia che la popolazione non era indifferenziata, ma esisteva già una primitiva differenza di classi. L&#039;incinerazione era praticata dalla classe più ricca, i patrizi. La forma a capanna delle urne testimonierebbe la forma a capanne delle abitazioni primitive.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Verso la nascita della città: VIII secolo a.C. ===&lt;br /&gt;
{{Vedi anche|Capanne del Palatino}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[File:Capanne sul palatino.jpg|miniatura|upright=1.4|sinistra|Segni di capanne sul [[Palatino]] risalenti all&#039;[[VIII secolo a.C.]]]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un elemento di particolare rilievo nei ritrovamenti dell&#039;area di S. Omobono è dato dal fatto che insieme ai reperti del [[XIV secolo a.C.|XIV secolo]] sono stati ritrovati anche resti, di indubbia provenienza greca, risalenti all&#039;[[VIII secolo a.C.|VIII secolo]], quindi esattamente coincidenti con l&#039;epoca della fondazione di [[Roma (città antica)|Roma]] secondo la tradizione letteraria latina.&amp;lt;ref name=&amp;quot;ReferenceA&amp;quot;&amp;gt;{{cita|Carandini, 2007|Roma il primo giorno}}.&amp;lt;/ref&amp;gt; Tale circostanza è pertanto una conferma archeologica della realtà storica degli indizi che hanno poi contribuito a generare la tradizione mitologica sulle origini leggendarie della città.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Diverse teorie e studi cercano di collegare questi reperti; si tratta di ritrovamenti in un&#039;area molto ristretta e che attestano la presenza di abitati nella zona del Campidoglio, Foro, Palatino in un&#039;età anche antecedente a quella che la tradizione tramanda come data di fondazione della città.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La tradizione che racconta che [[Roma (città antica)|Roma]] fu fondata con un atto di volontà di Romolo, sembra avere un fondamento di verità soprattutto in seguito alla scoperta, a opera dell&#039;archeologo italiano [[Andrea Carandini]], di un&#039;antica cinta muraria (che potrebbe essere l&#039;antico &amp;quot;muro di Romolo&amp;quot;) costituita da un muro a scaglie di tufo, con alla sommità incastri e tracce di una palizzata e vallo risalente al 730 a.C., eretto sul Palatino nel versante volto verso la Velia dietro la basilica di Massenzio alla base nord-orientale del colle Palatino.&amp;lt;ref name=&amp;quot;ReferenceA&amp;quot;/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tale cinta muraria potrebbe essere la conferma del tradizionale racconto sulla fondazione di Roma&amp;lt;ref&amp;gt;Andrea Carandini &#039;&#039;Sulle orme di Schliemann a Roma: alle origini della Città e dello Stato&#039;&#039; su Archeologia viva, rivista bimestrale.&amp;lt;/ref&amp;gt; ed è quasi contemporanea a una fibula di bronzo dell&#039;VIII secolo, raffigurante un picchio che acceca [[Anchise]], il padre di [[Enea]], punendolo per essersi unito a [[Venere (divinità)|Venere]]. Secondo lo storico [[Tacito]], infatti, il &amp;quot;solco primigenio&amp;quot; tracciato da [[Romolo]] sul [[Palatino]], primo nucleo urbano della futura città di Roma, avrebbe incluso l&#039;[[Ara massima di Ercole invitto]], monumento non solo già esistente attorno alla metà dell&#039;[[VIII secolo a.C.]],&amp;lt;ref name=&amp;quot;Livio1,7&amp;quot;/&amp;gt; ma costituente uno dei quattro angoli della [[Roma quadrata|città quadrata]]. E sempre Tacito aggiunge che il [[Campidoglio]] e la sottostante piana del [[Foro romano]] furono aggiunti alla [[Roma quadrata]] da [[Tito Tazio]].&amp;lt;ref&amp;gt;[[Tacito]], &#039;&#039;[[Annales (Tacito)|Annales]]&#039;&#039;, XII, 24.&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quest&#039;ipotesi è stata ulteriormente confermata dalla scoperta nel [[2005]] di un grande palazzo ad architettura a capanna nell&#039;area del tempio di Vesta che potrebbe essere il palazzo dei primi re di [[Roma (città antica)|Roma]]. Muro, antico palazzo reale e primo tempio di Vesta fanno parte di un complesso architettonico risalente alla seconda metà dell&#039;VIII secolo a.C. che sembra confermare l&#039;esistenza di un progetto architettonico ben preciso già nella seconda metà dell&#039;VIII secolo, data tradizionale della fondazione di Roma in questo periodo.&amp;lt;ref&amp;gt;A. Carandini, &amp;quot;Palatino, Velia e Sacra via: paesaggi urbani attraverso il tempo&#039;&amp;quot;, in: &#039;&#039;Workshop di Archeologia Classica&#039;&#039;, Quaderni, 2004; {{cita|Carandini, 2007|Roma il primo giorno}}.&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un altro gruppo di studiosi non ritiene che [[Roma (città antica)|Roma]] sia nata da un atto di fondazione, sul modello delle polis greche nel sud Italia e in [[Sicilia (isola)|Sicilia]], ma piuttosto che la fondazione della città storicamente debba attribuirsi a un diffuso fenomeno di formazione dei centri urbani, presente in gran parte dell&#039;Italia centrale, e che nella fattispecie comprenda un periodo di diversi secoli: dal XIV secolo al [[VII secolo a.C.]] La città si venne quindi formando attraverso un fenomeno di [[sinecismo]] durato vari secoli,&amp;lt;ref name=&amp;quot;Pallottino130&amp;quot;&amp;gt;[[Massimo Pallottino]], &#039;&#039;Origini e storia primitiva di Roma&#039;&#039;, Milano 1993, pp.130.&amp;lt;/ref&amp;gt; che vide, in analogia a quanto accadeva in tutta l&#039;Italia centrale, la progressiva riunione in un vero e proprio centro urbano degli insediamenti dispersi sui vari colli. In quest&#039;epoca infatti i sepolcreti collocati negli spazi vuoti tra i primitivi villaggi furono abbandonati a favore di nuove necropoli poste all&#039;esterno dell&#039;area cittadina, in quanto tali spazi sono ora considerati parte integrante dello spazio urbano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ed è anche quello che verosimilmente può essere accaduto sul [[Palatino]], che inizialmente era composto da vari nuclei abitativi indipendenti (&#039;&#039;Palatium&#039;&#039; e &#039;&#039;Cermalus&#039;&#039;) e che si concluse attorno alla metà dell&#039;[[VIII secolo]], corrispondente alla tradizionale data di fondazione del [[753 a.C.]] Il [[Romolo]] della leggenda può essere stato, pertanto, il realizzatore della prima unificazione di questi nuclei in un&#039;entità unica. Nei due secoli successivi, tale processo di unificazione fu probabilmente accelerato dall&#039;occupazione [[Etruschi|etrusca]] della città andando a includere ora i famosi &amp;quot;[[sette colli di Roma|sette colli]]&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
=== Fonti primarie ===&lt;br /&gt;
* [[Dionigi di Alicarnasso]], &#039;&#039;Antichità romane&#039;&#039;. [http://penelope.uchicago.edu/Thayer/E/Roman/Texts/Dionysius_of_Halicarnassus/home.html QUI versione in internet]&lt;br /&gt;
* [[Eutropio]], &#039;&#039;[[Breviarium ab Urbe condita]]&#039;&#039;, IX.&lt;br /&gt;
* [[Tito Livio|Livio]], &#039;&#039;[[Ab Urbe condita libri]]&#039;&#039;. [http://www.thelatinlibrary.com/liv.html QUI versione latina in internet]&lt;br /&gt;
* [[Plutarco]], &#039;&#039;Vita di Romolo&#039;&#039;. [http://penelope.uchicago.edu/Thayer/E/Roman/Texts/Plutarch/Lives/Romulus*.html QUI versione in internet]&lt;br /&gt;
* [[Strabone]], &#039;&#039;Geografia&#039;&#039;, V.&lt;br /&gt;
* [[Marco Terenzio Varrone|Varrone]], &#039;&#039;De lingua latina&#039;&#039;, V.&lt;br /&gt;
* [[Publio Virgilio Marone]], &#039;&#039;Eneide&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Fonti storiografiche ===&lt;br /&gt;
* {{cita libro|cognome=V.V.|nome=A.A.|titolo=La grande Roma dei Tarquini|editore=L&#039;Erma di Bretschneider|città=Roma|anno=1990|isbn=88-7062-684-9}}&lt;br /&gt;
* {{cita libro|cognome=Brizzi|nome=Giovanni|wkautore=Giovanni Brizzi|titolo=Storia di Roma. 1.Dalle origini ad Azio|editore=Pàtron|città=Bologna|anno=1997}}&lt;br /&gt;
* [[Andrea Carandini]], &#039;&#039;La nascita di Roma: dei, lari, eroi e uomini all&#039;alba di una civiltà&#039;&#039;, Torino, 1998.&lt;br /&gt;
* {{Cita libro|cognome=Carandini|nome=Andrea|wkautore=Andrea Carandini|titolo=Roma il primo giorno|editore=Laterza|città=Roma-Bari|anno=2007|cid=Carantini, 2007}}&lt;br /&gt;
* [[Filippo Coarelli]], &#039;&#039;I santuari, il fiume, gli empori&#039;&#039;, in &#039;&#039;Storia Einaudi dei Greci e dei Romani&#039;&#039;, vol.13, Milano 2008.&lt;br /&gt;
* [[Pietro De Francisci]], &#039;&#039;Sintesi storica del diritto romano&#039;&#039;, Roma 1968.&lt;br /&gt;
* {{cita libro|cognome=Keller|nome=Werner|titolo=La civiltà etrusca|editore=Garzanti|città=Milano|anno=1984|isbn=88-11-76418-1}}&lt;br /&gt;
* {{cita libro|cognome=Mommsen|nome=Theodor|wkautore=Theodor Mommsen|titolo=Storia di Roma antica|editore=Sansoni|città=Firenze|anno=1972}}&lt;br /&gt;
* {{cita libro|cognome=Pallottino|nome=Massimo|wkautore=Massimo Pallottino|titolo=Origini e storia primitiva di Roma|editore=Rusconi|città=Milano|anno=1993|isbn=88-18-88033-0}}&lt;br /&gt;
* Renato Peroni, &#039;&#039;Comunità e insediamento in Italia fra età del bronzo e prima età del ferro&#039;&#039;, in &#039;&#039;Storia dei Greci e dei Romani&#039;&#039;, vol. 13, Einaudi 2008.&lt;br /&gt;
* M. Quercioli, &#039;&#039;Le mura e le porte di Roma&#039;&#039;, Newton Compton, Roma, 1982.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Voci correlate ==&lt;br /&gt;
* [[Ab Urbe condita]]&lt;br /&gt;
* [[Natale di Roma]]&lt;br /&gt;
* [[Lucio Taruzio]]&lt;br /&gt;
* [[Gentes originarie]]&lt;br /&gt;
* [[Origo gentis Romanae]]&lt;br /&gt;
* [[Diritto romano]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
{{Storia romana}}&lt;br /&gt;
{{Portale|antica Roma}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Età regia di Roma]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Storia di Roma]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Eneide]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>95.247.129.15</name></author>
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